Errore database: INSERT command denied to user 'philotto64725'@'217.64.195.223' for table 'wp_firestats_useragents'
SQL: INSERT IGNORE INTO `wp_firestats_useragents` (`useragent`,`md5`) VALUES ('CCBot/1.0 (+http://www.commoncrawl.org/bot.html)',MD5(`useragent`))

nel culo.

Ratoncito Perez is dead

Capì che qualcosa d’importante era finito il mattino in cui scostò il cuscino sotto al quale aveva messo il dentino e ci trovò il conto del dentista.

Nonostante sia stremato da mesi di inflessibile immobilismo rotto soltanto da accecanti lampi di masochismo, il conducator del progressismo italiano rinuncia agli ozi agostani dimostrando a voi plebi abbrutite che sì, ogni momento, ferie comprese, è buono per tenersi in forma.

Veltroni si tiene in forma
[oh, se clicchi ingrandisci]

Minima Portalia

[Per Scandaloitaliano]

Benritrovati. C’eravamo lasciati qui, al gennaio scorso.

Ovvero quando, dopo quasi un anno di patetici tentativi di negare l’evidenza e i milioni spesi, il portale nazionale del turismo è stato messo off line per conclamata e non più negabile inadeguatezza.

Il governo Prodi era ancora in carica seppur caduto, ci si preparava alle imminenti elezioni, e nel caos del si salvi chi può v’erano sul tavolo due questioni cruciali per il futuro del portale: l’assegnazione definitiva alle Regioni dei famigerati 21 milioni loro destinati dal progetto originario (nei fatti fallito) per produrre i contenuti, e il passaggio gestionale del progetto dai ministeri a ENIT, la perennemente riformanda Agenzia Nazionale del Turismo in cerca di uno scopo nella vita - agenzia all’epoca diretta da mr. Microsoft Umberto Paolucci, uomo di una provvidenza turistico-tecnologica che non è mai arrivata.

Così, in quei giorni, da un lato Enrico Paolini, assessore al turismo della Regione Abruzzo, nonché coordinatore di tutti gli assessori al turismo regionali, nonché vicepresidente di ENIT, martellava come un pazzo il ministro Luigi Nicolais affinché firmasse prima delle elezioni le carte per trasferire i 21 milioni alle regioni, e dava la cosa ormai per fatta.

Dall’altro i vari attori istituzionali - Nicolais, il vicepresidente del Consiglio con delega al turismo Francesco Rutelli, il capodipartimento del DIT ingegner Ciro Esposito, lo stesso Paolini - continuavano a ribadire come un mantra apotropaico che “il portale sarebbe passato a ENIT, ENIT sta per gestire il portale, ecco, adesso passiamo il portale a ENIT” - si noti che al tempo stesso, abbastanza spassosamente, il presidente di ENIT Paolucci sulla questione non si schiodava da un cauto possibilismo dalle nuances decisamente funeree.

E da allora ad oggi cos’è successo?

Il sottosegretario ci stupirà

Leggi il resto »

Pidirama

Dr. Walter Zoidberg

Il tenero, invertebrato dr. Walter Voidberg

Io, al sondaggio del più blasonato quotidiano italiano su che cosa sia il mostro di Montauk, ho votato procione.

Montauk

Malcostume

Mezzo gaudio.

[Per Webnews Blog]

Quando le luci si sono abbassate, mi sono girato per guardare le file di platea alle mie spalle: la sala era gremita, e quel centinaio di spettatori indossanti identiche paia di grossi occhiali mi ha fatto sentire in una di quelle foto di cinema americani anni Cinquanta, all’epoca del primo tentativo - andato ben presto fallito - di cinema 3D stereoscopico, quando ancora tutto era pellicola, i due proiettori accoppiati non riuscivano a mantenere il sync, e finiva che l’effetto era più di malditesta che d’iperrealismo.

Poi, al partire dei titoli di testa già decisamente tridimensionali, mentre la sala era percorsa da risatine nervose e gridolini di eccitazione, non ho potuto fare a meno di ripensare allo scambio di vedute avuto con Gabriele Niola qui su Webnews nei commenti a un suo recente post sull’imminente vague stereoscopica hollywoodiana: attrazione da luna park di corto respiro o rivoluzione linguistica?

D’istinto, senza ancora mai visto nulla del nuovo 3D digitale, propendevo per la prima ipotesi. Domenica pomeriggio, al Cinema Massimo di Torino, all’inizio della proiezione digitale stereoscopica del film in CG Beowulf di Robert Zemeckis (prod. DreamWorks) organizzata dal digital movie festival VIEWFest 2008 (5-8 giugno), forse stavo per trovare la risposta.

Leggi il resto »

The Waste Land Promenade

di Mastrombroso

C’è una ragazza ondeggiante che mi ricorda un’amica, e come lei non so se davvero si diverte.
Di fatto ha la parrucca blu-elettrico che piace a me.
E’ una prateria metropolitana del nord, una steppa del senso.
Passa un bisonte ubriacone vestito di nero e l’acchiappa.
Ma non è roba sua, appartiene a un altro branco; il capo scende nel campo dell’inquadratura e mette subito le cose in chiaro.
E’ un energumeno che appare a tempo e di cui siamo tutti piacevolmente spaventati:
strappa la bella dalla bestia accanto e si limita a occupare una finestrella di youtube.
Signore degli anelli, cubista mica tanto per caso, recide il sipario e balla per noi.
Sì! Noi, suoi schiavi potenziali, valvassori e valvassini.
Ce n’è uno che gli offre da bere, poi addirittura da leggere (la belva beve e strappa),
tutti gli altri fanno finta di non conoscerlo, ma è al suo primo passo che si muovono ed è con il suo ritmo che accellerano verso il burrone.

ps. nell’originale, alla fine, si vede anche il poliziotto che lo porta via al guinzaglio.

[Scritto per Webnews Blog]

Mentre la poesia di Brecht che non è di Brecht - di cui ho scritto, non certo per primo, in un recente post cui vi rimando per una corretta comprensione di quanto segue - continua a tracimare sui blog, finisce addirittura in prima pagina su Liberazione e, mi dicono, imperversa perfino sui cellulari via sms, riprendo le fila del discorso per relazionare sugli sviluppi della mia dilettantesca indagine quei lettori filologo-feticisti che come me si sono appassionati a questo piccolo mistero.

Nei commenti al mio primo post, la lettrice Carmela mi segnalava una precisazione del romanziere Gianni Biondillo su Nazione Indiana. In breve: Biondillo cita in un post la solita poesia con la solita attribuzione a Brecht, un lettore nei commenti fa notare che non è di Brecht ma di Martin Niemöller, Biondillo risponde “Ok, è vero, è di Niemöller ma è stato Brecht a renderla celebre”.

Come, dove e quando Brecht avrebbe reso famoso un testo non suo, finendo addirittura (si immagina suo malgrado) per farselo attribuire, rimane un gaudioso mistero (per la cronaca, Biondillo è ritornato sulla questione proprio in questi giorni, sempre su Nazione Indiana, e sempre ribadendo questo bislacco assunto).

Dopo aver risposto a Carmela che la posizione di Biondillo, in base alle mie webindagini e in totale assenza di un qualche riferimento bibliografico, faceva acqua da tutte le parti, ho deciso di tagliare la testa al toro di carta: ho preso tastiera e polpastrelli e ho scritto a Bertolt Brecht stesso, o meglio, ai custodi della sua memoria: ovvero al Bertolt Brecht Archiv di Berlino.

Domande semplici: il testo è di Brecht o di Niemöller? Se è di Niemöller, vi risulta che Brecht ci abbia mai avuto a che fare o che l’abbia reso famoso?

Il Brecht Archiv di Berlino, nella persona della gentile curatrice Helgrid Streidt, mi ha sollecitamente risposto. E la risposta è di quelle che lasciano pochi dubbi.

Leggi il resto »

  • #Corteo di protesta civile contro il razzismo nei confronti dei Rom e Sinti in Italia - E’ a Roma, domenica 8 giugno 2008. L’iniziativa è promossa da intellettuali italiani e Rom, associazioni, artisti e persone di buona volontà. Info e adesioni. Io vi aderisco in spirito, visto che il mio corpo, per motivi professionali, sarà a Torino al VIEWFest.

[Per Webnews Blog]

In questo cupo periodo d’isterismi mediatico-xenofobi, sta facendo il giro del web una poesia attribuita al poeta e drammaturgo tedesco Bertolt Brecht che così recita:

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

(Bertolt Brecht)

Il testo, riferito in origine allo scivolamento della società tedesca nel nazismo, rappresenta un efficace invito a, come dire, drizzare le orecchie e a ricordarsi di quanto possa essere banale e impercettibile l’instaurarsi del Male.

Testo efficace: ma letterariamente falso.

Leggi il resto »

17:29 Veltroni: “Negativamente colpito” da parole Berlusconi

Walter Veltroni si dice “negativamente colpito” dalle dichiarazioni di oggi di Silvio Berlusconi: ad esempio, a proposito delle presidenze delle Camere tutte ai vincitori; e poi “un certo tono”, un’ostentazione “di autosufficienza”. “E mi chiedo - aggiunge - se anche sulla nomina del commissario Ue si seguirà una logica da spoil system”.

Si accettano scommesse su quante sprangate sui denti dovrà prendersi Veltroni prima di capire che il tono pacato, equilibrato, da wannabe statista moderno poteva essere una scelta in campagna elettorale (ma non ha funzionato), sarebbe stato opportuno nel caso avesse vinto (così non è), ma nella situazione attuale, con dall’altra parte una masnada di SA ebbre di birra e pronte al saccheggio, ecco, quel tono lì, se si ostinerà a mantenerlo, rischia di farlo diventare l’umiliato oggetto di piacere di tutto il battaglione.

(Ideona! Walter, se proprio non ti viene di fare il duro, fa’ finta che Silvio, Gianfranco e Umberto siano tre straccioni rumeni!)

Il trionfo di Bossi

Il voto come forma di abbattimento delle barriere architettoniche.

[Per Webnews blog]

Marianna Mastella

Come forse ricorderete, una delle mosse più eclatanti di Walter Veltroni in questa esangue e stralunata campagna elettorale è stata quella di candidare Marianna Madia, una giovane sconosciuta classe 1980, come capolista delle liste elettorali del PD alla Camera, circoscrizione Lazio 1.

Un’operazione dal fin troppo matematico intento comunicativo e propagandistico: giovane + precaria + sconosciuta = basta con la vecchia politica = largo ai giovani = il Pd è nuovo e diverso.

Operazione riuscita? Non saprei dire altrove, ma sul web non troppo. Che il web è tignoso e un po’ pettegolo, e diffida per principio delle favole con principessine immacolate, re paterni e lungimiranti, nanetti fischiettanti, votanti e felici e manco lo straccio di un cattivo.

Così fu subito un fiorir di post e polemiche che scavavano nel cv e nel privato della Marianna tesi a dimostrare che, insomma, questa pulzella poi tanto sconosciuta non era, e nemmeno tanto precaria, quantomeno non nel senso che i nanetti delle miniere danno di solito al termine (questo popolare post di Nullo a mo’ di esempio: popolare al punto tale che, al momento, per Google Marianna Madia è in primis il blog di Nullo. E vedi anche questa recente ed esaustiva reprise del redivivo Giornalettismo).

Polemiche cui la pulzella rispose da qualche intervista sui giornali. Non avendo ella un blog, qualche ottimista pensò. Ma anche no.

Leggi il resto »

  • #Dlìn-dlòn - Gli è che non funzionava più nulla, brutte storie di database, e per mesi è stato così. Poi, avendo molte altre cose da fare, ho fatto questa, e ora funziona.

[per Webnews Blog]

La migliore dimostrazione che nella vicenda della chiusura di BlogBabel vi sia qualcosa di storto alla radice è data dal fatto che, per raccontarla, anziché di questioni di metodo e di impostazione progettuale, si sia quasi obbligati a parlare della hybris egocentrica di Paul the Wine Guy, del Caratteraccio di Ludo (ormai quasi un trademark), delle smanie di protagonismo dell’editor Boh, dell’atteggiamento astioso e distruttivo di Napolux e di altre amenità similari [oh, se quanto scritto sin qui vi pare arabo, ciò è un ottimo segno di salute intellettuale! In ogni modo, in coda al post, c’è un piccolo Who’s Who d’aiuto].

Una personalizzazione estrema della vicenda che è il sintomo più chiaro della debolezza del progetto BlogBabel, vissuto da alcuni dei suoi autori e da alcuni dei suoi fruitori più ascoltati come una bega fra condomini, ovverosia come un apparente oggetto di decisione contrattata che in realtà funge da esercizio di autoaffermazione e potere - con tutto lo strascisco di idiosincrasie e rancori pregressi (e di mancanza di pazienza e di modestia come ha notato Pasteris) che un simile setting comunicativo comporta.

I sintomi in tal senso sono chiari e inequivocabili: lo svolgersi di parte importante delle discussioni sui blog personali degli attori anziché nei luoghi progettualmente deputati (blog del progetto, google group dedicato etc), il messaggio di chiusura di BB con l’indice ben puntato su alcuni colpevoli, il frenetico fiorire di post a commento totalmente sfocati, privi cioè di un oggetto di discussione condiviso, in quanto intrappolati nel confuso mulinello della guerriglia degli ego, e così via.

Per tirarsi fuori da questo caotico e melodrammatico viluppo di scenette isteriche, ripicche, contestazioni e gesti plateali - magari divertente come può esserlo una rissa in tv, ma analiticamente improduttivo - è necessario volgere lo sguardo a monte delle polemiche contingenti, in cerca delle cause di questo andazzo nevrotizzante e personalistico. Cause che, al contrario di De Biase, non ridurrei solo a un problema di “mancanza della cultura del rispetto e della gratitudine aprioristica verso chi offre qualcosa online”, né a una bieca trovata di marketing da parte di BB come ha scritto Matteo Moro. E neppure mi pare che la spietata dialettica ospite-parassita che ammorba tanti progetti di web sociale, mirabilmente delineata da Uriel, si attagli perfettamente al caso.

Leggi il resto »

Fidenza, Brazil

A1, centoquaranta - non guardatemi male: i tachimetri son tarati al ribasso, gli autovelox hanno un po’ di tolleranza, ergo ero nella legalità -, musicaccia a manetta.

Finché nell’ennesimo Mango inflittomi da Isoradio s’insinua, passata Piacenza, un sordo tunz-tunz-tunz che, da lontano e in sottofondo, si fa sempre più vicino, rapido e assordante. Dalle vibrazioni del volante capisco che non è un remix, ma qualcosa che non va. Decelero, diagolanizzo con gentile sicumera davanti a un tir, e m’arresto nella prima piazzolina utile a gente in difficoltà come me.

Esco, e nel rombare delle gelide folate provocate dai veicoli a tutta velocità che mi sfiorano, verifico masticando amaro che il copertone anteriore sinistro s’è inconfutabilmente sbriciolato. Inspiro, aumm, sigaretta e mi metto al lavoro.

Svuotando il bagagliaio da scatole e buste, accedo alla ruota di scorta - ahimé, un tristo ruotino, perdipiù praticamente a terra -, prendo il cric, sollevo la macchina, prendo la chiave per allentare i bulloni e - HINT: SE DEVI ALLENTARE I BULLONI DI UNA RUOTA, FALLO PRIMA DI SOLLEVARE LA MACCHINA, PIRLA - poso la chiave, rismanovello per abbassare la macchina, allento i bulloni, rialzo la macchina. Nel far tutto ciò, roteando la manovella del cric, sfrego il dorso della mano sul fondo di nuovo, aguzzo asfalto della piazzola, provocandomi delle superficialissime ma sanguinosissime escoriazioni alla nocca del medio destro: dopo pochi minuti ho mani che, tra sangue e morchia, nemmeno Rambo alla fine del film.

Leggi il resto »

Ragazzi di campagna

[Per Webnews Blog]

Sapete vero che ci aspettano due mesi di nauseabonda e cerebralmente offensiva subcomunicazione politica italiana?

Due mesi di aggressivo nulla che riempirà gli studi tv, di demenziali pantomime ideologiche, di irritanti quanto superficiali proclami (giù le tasse, su i salari, via i criminali, più lavoro) in bocca a gente che da lustri e lustri sta dando prova solo di conformismo, incompetenza, totale mancanza di coraggio, populismo d’accatto e che è creativa e proattiva solo quando si tratta coltivare gli interessi propri e delle conventicole amiche, a totale discapito del paese. Gente che per di più ha preteso e pretende di essere votata a scatola chiusa, dimostrando così l’idea che ha di noi: una massa di docili ovini che si fa perfino scippare il diritto di scegliere i propri governanti.

Ecco, immaginate un trasmissione tv lunga due mesi con Schifani, Dini, Mastella, Ferrara, Diliberto e Rutelli che si sbracano e urlano e s’interrompono e fanno per l’ennesima volta finta di accapigliarsi su dei programmi politici (lol!). Ecco, smettete di immaginarlo: questo è esattamente ciò che ci aspetta. Meglio il suicidio, no?

Ebbene, tra il suicidio e la sindrome da inebetimento, forse c’è una terza via: una bella guerriglia dell’immaginario sul web. Leggi il resto »

Richiesto di un’intervista a tema italia.it dal gionalista Jarvis Macchi per il settimanale Panorama Economy, dopo aver inutilmente provato a sbolognarla ad alcuni sodali ho acconsentito a patto che fosse per iscritto. L’intervista, piuttosto articolata, in fase di sintesi giornalistica s’è poi trasformata in una frasetta generica e striminzita. Ora, poiché un po’ di fatica l’ho fatta per rispondere alle domande, e sebbene quanto ho scritto non fosse particolarmente rilevante, esorcizzo il sentimento di sforzo vano che mi attanaglia e la riporto qui. E’ del 28 gennaio 2008.

1. Come nasce l’idea di seguire attraverso un blog le vicende di Italia.it?

scandaloitaliano è nato in modo spontaneo e improvvisato: c’era molta attesa per questo famigerato sito da 45 milioni di euro (poi rivelatisi 58, cent più cent meno) in cantiere da anni ma che non vedeva mai la luce e di cui nulla si sapeva. Quando è uscito, rivelandosi un indegno carrozzone infarcito di errori contenutistici e progettuali, con alcuni amici e colleghi, sentendo colma la misura, abbiamo aperto in cinque minuti un blog di indagine e denuncia allo scopo di pubblicizzare il caso, da un lato, e dall’altro provare a spiegare e spiegarci questo fenomeno apparantemente incomprensibile: anni di lavoro politico e dirigenziale, budget stratosferico, e un risultato per certi versi ridicolo.

Leggi il resto »

Le uniche certezze sono la propria etica, cui si rimane attaccati come naufraghi nella tempesta, e il negroni.

Turiscalabria!

[Per Webnews Blog]

Catanzaro, 19 novembre 2007. Nicola Adamo, Pier Luigi Aymerich, Giancarlo Perani e Pasquale Anastasi indicono una conferenza stampa per presentare un sito web nuovo di zecca.

Nicola Adamo (ex DS, ora PD), è il vicepresidente della regione con delega al marketing regionale (boh, si vede che in Calabria il turismo lo chiamano così).

Pier Luigi Aymerich è, oltreché il boss di Alos Communication Srl, web agency romana, un fine intellettuale (Google ce lo segnala a festival d’arte e filosofia in modo abbastanza massiccio), nonché probabilmente figura molto prossima ai DS: la sua Alos ha curato il sito elettorale del ministro Melandri durante le utlime politiche, e lo stesso Aymerich era l’intestatario del conto corrente su cui versare le sovvenzioni economiche alla campagna elettorale della stessa Melandri. Perani e Anastasi, due dirigenti regionali, li releghiamo in questo post al ruolo di comprimari.

Torniamo al sito: si tratta del nuovo portale (argh) di promozione turistica regionale. Si chiama Turiscalabria.it. Ed è questo.

Occhio al payoff, invero a suo modo geniale: “Calabria. Nulla da dire”. Geniale, ma non esageriamo: qualcosina da dire ci sarebbe.

Leggi il resto »

Moneyshot

Pare sia da cliccare

(This image, caro mentecatto di un Fottobucket, era un mio disegno, non era offensiva, e dunque non vedo come possa aver violato i tuoi cazzo di terms of use)

Il triangolo nero

Le recenti convulsioni mediatico-politiche che, sfruttando l’onda emotiva dell’orribile omicidio di Giovanna Reggiani, hanno portato a una perfetta e indiscriminata criminalizzazione di rumeni e Rom (con conseguente contorno di raid e spranghe), hanno ferito e atterrito molti italiani.

Italiani che, al cupo teatro di sangue messo in scena dai tg e cavalcato da capipopolo scriteriati in cerca di facili consensi, preferiscono la fermezza e la solidità dei valori dello stato di diritto e della razionalità.

Un gruppo di scrittori, molti dei quali attivi sul web, ha elaborato un appello per dar voce a questi italiani. Un appello che non chiede, ma afferma: si tratta, molto semplicemente, di un atto di presenza civile, di una voce che provi ad incrinare il feroce, assordante, irrazionale coro che bercia indisturbato dagli schermi tv.

Di seguito il testo. Se condividete le ragioni dell’appello, qua è possibile sottoscriverlo.

Leggi il resto »

Next »