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3 Dicembre 2006 > di Luca Carlucci
Armando, Fabio, Roberto, Alice, Maura e Samuele sono un gruppo di amici trentenni in crisi. Conducono una vita priva di qualità, tra interni borghesi, scorribande notturne, indecisioni esistenziali e complicazioni affettive. Una livida notte Samuele, il più sensibile del gruppo, parcheggia l’auto in un’area di servizio e si toglie la vita infilando la testa in un sacchetto di Fonzies. Dopo il funerale, il gruppo si scioglie e gli amici si perdono di vista.

Dieci anni dopo, per l’anniversario della morte di Samuele, Armando, Fabio, Roberto, Alice e Maura si ritrovano sulla tomba di Samuele.
In un drammatico crescendo bergmaniano, fatto di dialoghi serrati e successive prese di coscienza, gli amici scoprono con orrore di essere diventati un gruppo di quarantenni stronzi. Fabio, il Peter Pan del gruppo, è l’unico che non accetta la verità: in una scena drammatica s’accascia sulla tomba di Samuele giurando e spergiurando di essere rimasto in crisi e dunque di non poter essere diventato stronzo.
La sera stessa, Maura invita tutti a cena a casa sua. In una scena briosa, con un montaggio brillante, vediamo gli amici preparare una carbonara sulle note di una canzone di Samuele Bersani. Ma quando Armando brucia la pancetta, le conflittualità inespresse deflagrano. In una girandola di urla e grida, e di accuse e recriminazioni vicendevoli, gli amici risalgono lungo il corso del tempo fino alla nascita del loro sodalizio. Ed è allora che realizzano, con una certa sorpresa, d’essere stati un gruppo di ventenni inutili. In un rapido flashback, Alice, la più sbarazzina del gruppo, realizza d’esser stata anche un’adolescente cretina, ma non osa confessarlo agli amici.
Nel frattempo Maura, che vive nel ricordo di Samuele, mette la lingua in bocca ad Armando, mentre Fabio palpa il seno ad Alice, fidanzata di Roberto, che si chiude in bagno a piangere perchè geloso di Maura. La situazione peggiora ulteriormente, le grida si fanno più alte e le discussioni più accese. Alice, per cercare di placare gli animi innescando un minimo comune affettivo, mette su a tutto volume un disco di Samule Bersani.
Suona il campanello: Maura va ad aprire, e si trova davanti il signor Mario, il quieto vicino dalla vita molto riservata.
Mario entra, li ammazza tutti, li scotenna e li crocifigge sulla ringhiera della scala condominiale.

Bel viaggio.
Solo che alla fine mi sono chiesta: ma Mario è parente di Samuele Bersani?
Dubbio lecito. Per esplodere così dovrà aver avuto una pur buona ragione.
Me lo chiedo anch’io. Non trovo una risposta soddisfacente, ma percepisco comunque nel suo gesto il senso di una fatidica necessità.