Il
11 Dicembre 2006 > di Luca Carlucci
Nota del curatore
All’incirca due mesi fa mi veniva recapitata per posta una busta in formato A4 che attirò la mia attenzione per il fatto che il mio nome e l’indirizzo erano scritti a mano, con una calligrafia incerta. Essa conteneva diversi fogli manoscritti, di una carta lussuosa seppur seriamente danneggiata dall’umidità. Questi erano accompagnati da due fogli strappati da un quaderno a righe – la stessa calligrafia della busta -, il cui contenuto riporto qui nelle sue parti essenziali:

Egregio Dottore,
mi permetto di disturbarla ma sono un pensionato di 65 anni e abito a Gorgonzola (Mi). A me piace molto pescare le carpe, e questo facevo sabato passato sul canale di Sgambarate qui vicino, era quasi sera e stavo rimettendo a posto la canna quando sento una macchina sgommare e fermarsi lì vicino. Io stavo dietro di una macchia di canne ed ho visto tutto senza essere visto. Era un macchinone nero tutto lucido, come quelli dei mafiosi, e sono scesi quattro giovani grossi vestiti da sciuri, ben piazzati e biondi, coi capelli corti corti e dei uolkitolki che si sono guardati intorno. A me non mi hanno visto, sono sicuro, anche perché era quasi buio e quei pirla avevano gli occhiali da sole. Allora uno di loro ha urlato qualcosa nella radiolina, e trenta secondi dopo un altro macchinone è arrivato sgommando, ancora più lungo nero e lucido di quell’altro. Uno dei giovanotti ha corso ad aprire la portiera e è sceso un bambino con due orecchie enormi, io credevo così all’inizio perché ormai era quasi buio, ma invece era un signore tappo con un bel soprabito scuro che gli arrivava fino alle caviglie, ed ho capito che era il capo anche se non sono riuscito a vederlo in faccia. Il buio, i macchinoni, quel nano inquietante, lei capirà che ho cominciato ad aver paura, per così dire e stavo per filarmela ma poi son rimasto per curiosità perché ho visto il nano scendere sulla riva del canale con dei fogli in mano. Ho visto che ha fatto un segno con la mano e lei non immaginerà! Da uno dei macchinoni hanno messo a tutto volume la rotonda sul mare del Fred Bongusto! A quel punto il tappo lentamente, uno a uno ha cominciato a buttare i fogli nell’acqua zozza del canale – infatti mica le mangio le carpe io – e è solo un impressione ma mi sembrava che piangeva. Poi è finita la canzone e pure i fogli, tutti sono risaliti sui macchinoni e sono sgommati via. Io avevo gli stivaloni per pescare e sono riuscito a recuperare alcuni dei fogli ed erano poesie! Anch’io ogni tanto ne scrivo ed ho pensato che potrebbero avere un qualche valore, e per questo gliele mando quelle meno sciupate dall’acqua perché so che lei ha più cultura di me etc. etc. I miei ossequi.
Egidio B.
Queste le bizzarre circostanze nelle quali sono state rinvenute le poesie che seguono. Un’attenta lettura dei testi ci ha permesso di formulare un’attribuzione sorprendente, ma siamo consci che essa è attualmente poco più di un’ipotesi suggestiva. Ciononostante, riteniamo far cosa utile pubblicandone alcune: e per il loro potenziale valore documentario, e per mettere in guardia i giovani su sostanze pericolose come l’etere, e per il fatto che, infine, queste poesie costituiscono forse la pietra tombale della parabola letteraria dell’Esistenzialismo. (L.C.)
Inverno
Piombino-Elba
Elba-Piombino
Tanti anni fa
Un’eternità.
Mi ricordo il mare
Di un novembre grigio cemento
Nebbia e pioggia
Lacrime d’argento
Sugli oblò del traghetto
Laggiù nel ghetto
Del pianobar.
Prima di comandare un fedele mezzobusto
Suonavo cantavo canzoni di Bongusto.
Tralalalà
Una rotonda sul mare
Tralalalà
E ora sono qua
A provare la tomba
Accanto a quella di papà.
Illumination
Seduto a un tavolino
Nel mio immenso villino
Sbircio la capretta:
sottomessa, festante, un po’ inetta.
Mi sposto su una panchina
Della mia chilometrica piscina
E mi segue la capretta:
sottomessa, festante, mi lecca.
Sembra Letta.
Illumination 2
Su poltrone di damasco rosso
Cani bavosi, ci disputiamo l’osso.
Une legislation en enfer
Una realtà sfocata
Immagine video deteriorata
Mi ha chiamato a sé
Per farmi re.
Ventisette marzo, elezioni
Avvocato Previti, Maroni
Decine di fascistoni:
la mia vita appesa a un filo,
sono un sondaggio di Pilo.
Unto dal Signore, possiedo il reale:
così credevo di poter bruciare
di potermi liberare
dal male che ho dentro
che non mi fa sentire
il mio sangue pulsare.
Pallido sogno
Lontana ebbrezza
Lieve carezza
che non c’è più.
Ventotto marzo, mattina
In un sonno tormentato
Sogno Previti l’avvocato
Che mi pompina
Il naso ancora sporco di cocaina.
Ventun settembre, è notte
Sogno Fini che mi riempie di botte
Vedo Veronica che si fa Storace,
Vedo Confalonieri che mi guarda rapace,
Sento Piersilvio urlare
Invece è la capretta a belare, poverina
Mentre Taradash l’ha messa a pecorina.
Ora sono stanco, senza parole
Le orecchie mi pesano come braciole.
Viscidi vermi deformi
Mi tengono tra le spire
Non faccio sogni
Non riesco più a dormire.
Il Signore mi ha unto
Ma l’illusione è passata in fretta
E solo ora m’accorgo
D’essere soltanto una bruschetta.
Ballata della Valletta
Valletta
Capitale sei di Malta
Ma ti preferisco di carne, e alta.
Valletta
T’afferro brutalmente la tetta
Perdonami, ma son sempre di fretta.
Valletta
La tua bocca è cosa da approvare
Usala al meglio – Che hai capito? Non parlare!.
Valletta,
io il tuo Bill, tu la mia Monica
ma che non sappia niente Veronica!
Valletta
La porta che ti porta a Porta a Porta
Ce l’hai dietro, ed è molto stretta.
Vita io ti cedo
No nessuno capirà
Che la vita mia sarà
Oggetto di grandi
Grandissime
Iniquità.
No nessuno può capire
Quanto io voglia morire
Nella mia villa sul mare
Senza parole
Senza più parlare.
No nessuno ha capito
Un uomo come me
Un uomo finito.
La vita scorre, la vita va
La vita! A gran velocità!
Aria fredda, palpiti di cuori
Parole gesti e fluttuanti amori.
La vita a gran velocità:
ma io ne son fuori,
sono la pubblicità.
Senza titolo
Mi ha fatto visita in sogno
Una ragazzina
Amata
Abitava in una palazzina
Prestrutturata
Postfinanziata
Infarcita
Di vita inferocita.
Nel sogno la ragazzina
Si chiamava Palazzina.
In sogno ho sognato ancora
Un’enorme vulva rossa
Pulsante
Pensante
Ma ancora in sogno
Il lapsus colgo:
era un’enorme rossa
pulsante
pensante
volvo.
L’ora della morte
Sommerso da pacchi di bigliettoni,
circondato da mille palazzoni
che trapassano il cielo
tutto diviene nero
non c’è più il sole
finite le parole.
E col buio la morte,
e con la morte il cemento
che mi cola dentro
e nessun ricordo
più nulla.
Solo l’ultimo appalto
Di questo io che muore
Una Milano 5
Nel cuore.
(Luca Carlucci - pubblicato su Cuore, anno X, n.35, febbraio 2000)

dalla marca spaziale “Piombino-Elba” + la nota di colore”stavo rimettendo a posto la canna/stavo dietro di una macchia di canne” deduco che il luogo vero dell’incidente (criptato *Sgambarate*) dev’esser stato Canneto (frazione di Monteverdi Marittimo), luogo immemore di soffioni sboraciferi e da più di un anno sede della centrale Ubicue.
Andrea Anoi
Hai senz’altro ragione.