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Italian

Parliamo dell’Italian Window vista al Torino Resfest 2006, una selezione di video italiani (d’ogni tipo, non necessariamente CG) curata da una giuria presieduta da Achille Bonito Oliva (ammazza! ma quanto tempo libero c’ha quest’uomo?) per conto del canale satellitare Cult (Fox Italia)
Turin

LA LISTA
Alessandro De Cristofaro “Do you see me?”
Andrea Princivalli “My Sweet Hell”
Angela Zanini “SUperpeakniCK ROOM # 14″
Fabio Berton “Our Noise”
Hermes Mangialardo “Blow”
Isabella Panero “Piove piano”
Matteo Chiarello “Amici nel tempo”
Matteo Giacchella “Contrappassouno”
Mauro Vecchi “Who’s your daddy?”
Rino Stefano Tagliaferro”A Second Before Waking Up”
Sonia Cucculelli “Il cannone”
Thorsten Kirchhoff “Overdrive”
Vincenzo Beschi “Strip Melody”

In generale, data l’indeterminatezza dei criteri selettivi (sintomo del poco sviluppo della scena italiana), si deve fare i conti con una grande eterogeneità di tecniche, approcci, stilemi e formati in cui è molto difficile, se non impossibile, individuare tendenze comuni o fare confronti fra un film e l’altro.

Quel che è certo, è che non sono presenti lavori di qualità assoluta e/o organicamente compiuti e riusciti. Si vedono delle buone, a volte eccellenti, immagini e intuizioni visive, ma in genere manca la coesione e il senso di necessità dell’insieme.
Ho avuto come l’impressione di una certa tendenza all’indeterminatezza, al procedere per tentativi o associazioni, al trascurare la progettazione in favore del fare per poi aggiustare le cose in fase di finalizzazione, e qualcosa ne verrà fuori (e uno dei sintomi più evidenti di ciò è quel sovraccarico e disordine di segni che spesso affligge questi film).
Per non dire poi della paura/incapacità a confrontarsi con schemi narrativi strutturati, che molti di questi film evitano in favore dell’accostamento libero che spesso risulta francamente irritante e pretestuoso, indisponendo la platea (e lo dico da testimone delle reazioni degli irritati più che da irritato in prima persona - ormai son vecchio e saggio, e ne ho viste di immagini passare dietro alle lenti dei proiettori).

La mia ipotesi è che quel che ci manca disperatamente in Italia è la preparazione (l’educazione, la formazione, l’abitudine) a progettare in profondità e a previsualizzare i prodotti audiovisivi, da tutti i punti di vista: iconografico, grafico, visivo, narrativo, linguistico, concettuale, ritmico, sonoro. E’ un’ipotesi, e la lascio lì così come l’ho scritta: però mi piacerebbe sapere che ne pensate.

Alcune note sui singoli film:

Hermes Mangialardo “Blow”
Cito il film del masterista Hem (cui rinnovo i complimenti!) non solo per questioni di tribù, ma anche perchè è oggettivamente uno dei prodotti migliori, e per progettazione grafica e per coerenza dell’insieme - se si eccettua il finale che visivamente proprio non mi piace. Per il resto rimando a questo MMM thread, dove potete trovare anche il link per vedere il film di Hem.

Fabio Berton “Our Noise”
Piccolissimo film - in realtà non succede sostanzialmente nulla, essendo un opener per MTV - ma con una certa grazia visiva e tecnicamente molto ben realizzato: alcuni uccellini in 3D dal design antinaturalistico e accattivante se ne stanno per qualche secondo su un parapetto di un ponticello in un giardinetto pubblico (girato live, e il 3d è ben integrato nel live plate) muovendosi al ritmo di una base elettronica minimale. E’ stato realizzato dalla milanese 3DVision ed è visible sul loro sito.

Mauro Vecchi “Who’s your daddy?”
Nuovo video per il dj italiano Benassi, dopo quel piccolo capolavoro per camionisti che fu Satisfaction (ricordate? è quello colle figone che fanno le operaie manovrando martelli pneumatici, smerigliatrici e seghe come fossero in un peep-show - postprodotto in The Mill, tra l’altro). “Who’s your daddy?” ne è sostanzialemnte la copia: stessa (divertita e postmoderna) tamarraggine sessuale, stesse campiture di coloroni saturi, stesse figone qui ancora più svestite e lascive. La variazione sul tema è data dalla grande presenza di elementi grafici, ispirati a un impaginato a metà tra MTV e le pornoriviste anni settanta. Nel complesso, è di certo il prodotto più professionale (nel senso superficiale di impacchettamento-glamour-qualità del montaggio e della grafica) visto nella rassegna.
Su Youtube. E c’è pure l’uncensored version.

Alessandro De Cristofaro “Do you see me?”
Lungo cortometraggio girato e realizzato negli Usa, con attori, storia etc. Lo spunto narrativo ricorda quella situazione di Barton Fink in cui John Turturro rimane ossesionato dal ritratto di una ragazza appeso nella sua camera d’albergo. Nonostante godesse dei favori di alcuni presenti, non mi è piaciuto: l’ho trovato un po’ lezioso e didascalico, non mi piaceva il ritmo, né la voce off, né l’estetica freddamente video del nitido girato.

Rino Stefano Tagliaferro”A Second Before Waking Up”
Un altro lungo cortometraggio, di genere diametralmente opposto. La crew che l’ha realizzato è di ambiente milanese. Detto in due parole, immaginatevi un esercizio alla Cunningham/Aphex Twin (con qualche accenno di Matthew Barney) dilatato per una ventina di minuti.
Il film, uscito da uno sforzo produttivo non indifferente (riprese in esterni, colonna sonora elaborata, montaggio lavoratissimo, effetti digitali, attrezzature prostetiche, riprese sott’acqua etc etc) contiene veramente delle ottime, eccellenti cose visive, ma il risultato finale è purtroppo disastroso: tipi deformi che urlano, catatoneggiano, trasudano secrezioni bianche, si agitano, aggediscono lo spettatore per venti minuti senza necessità alcuna. E anzichè rimanere turbati e affascinati, si finisce col ridere o lo sbuffare (in effetti, il disturbante avvertito come pretestuoso e gratuito, e per di più reiterato, ha un effetto piuttosto irritante).
Per farvi un’idea, qui si può vedere il primo atto (dopo di questo ce ne sono altri cinque o sei, tutti molto più invasivi).

Matteo Giacchella “Contrappassouno”
Film in sto-mo con materiali di riporto (fili, tubi, aggeggi, cosi), ambientato in un ambiente sotterraneo colmo di oggetti, dall’andamento angosciante e innervato da uno spunto narrativo un po’ imploso ma che mi pare accennasse a una qualche metafora antitelevisiva. Cupaggine postindustriale un po’ inflazionata, alcuni effetti digitali discutibili, indeterminatezza narrativa: ciò detto, faccio indubbiamente il tifo per chi in Italia coltiva la difficile ma bellissima arte della stop motion.

Thorsten Kirchhoff “Overdrive”
Una menzione a questo corto svalvolato e divertente, costruito come un trailer godardiano e delirante su una storia di ministeri di sanità e trasporti, cure mediche, spie e altre amenità. Siamo dalle parti del classico video videoso sperimentale italiano, e il cameo di Alberto Grifi sembra avvalorare questa ipotesi di lettura. Più un oggetto bizzarro da galleria d’arte o da proiezione al cineforum che una speranza per il futuro dell’italico audiovisivo, intendiamoci. Thorsten Kirchhoff, il regista, è un noto artista danese trapiantato a Roma. Autore della sceneggiatura nonché attore improvvisato, lo storico del cinema Jacopo Chessa, unico presente in sala fra tutti gli autori dei vari film (peccato). In quanto tale, a Jacopo tocca l’ingrato compito di far da parafulmine ai moti d’irritazione di una spettatrice indispettita dall’incomprensibilità di alcuni dei film presenti, che sfocia nella domanda sottesa da alterazione: “Ora ci puoi dire cosa significa il tuo film?”. Chessa, molto simpatico, risponde a tono e con ironia.

Gli altri film non li ricordo assolutamente: il che non depone a favore o della loro qualità, o della qualità dei miei neuroni.

[originariamente postato sul MMM Community Forum]

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