Dio. Se ci fosse, non bisognerebbe inventarlo.
*
- Non credo in Dio.
- Sei ateo?
- No no, gli do solo del bugiardo.

*
Dedicare la propria vita a Dio mi pare un atto di superbia. Lui è mica un nostro fan.
*
I bambini hanno la capacità di parlare con Dio. E anche con i Playmobil.
*
Dio è sempre, dappertutto e in ogni cosa. Non stupisce che sia diventato così difficile trovar con lui nuovi argomenti di conversazione.
*
Dio passa il suo tempo a vedere tutto quello che facciamo? Dai ragazzi, una mano sul cuore e una sul portafoglio e regaliamogli un buon libro.
*
Di fronte a certe catastrofi, mi vien da pensare a Dio come a un problema di tempo libero e di terza età.
*
Uno dei tanti cattivi servizi che la teologia ha reso a Dio è l’invenzione dello Spirito Santo. E’ così goffa e dilettantesca come scorciatoia! Tanto valeva dire “perché sì”.
*
Si dice che negli occhi degli ultimi sia possibile vedere Dio. Io ci provo, mi applico, intravedo qualcosa e poi zac! Ecco che torno a farmi distrarre dalle loro coloritissime bestemmie.
*
La Chiesa è Dio messo in prosa, e con un po’ troppe note al margine.
*
Da secoli i Papi comunicano con Dio e poi ci riferiscono. Possibile che nessuno abbia ancora riparato quel fottuto disturbo sulla linea?

Come diceva Gillo Delasoul:
Tree… is a serial number!
#######################
Asproposito diddìo nommi rumblaltro.
Non c’entra granché con lo spirito ironico dei tuoi punti teologici: immagino che avrai visto L’ora di religione. Se no, corri ad affittarlo.
Caro W.E., immagini male. Sai, l’ignoranza è un mare, e io nella capa ci ho la lacuna di Venezia. Incasso il tuo consiglio così com’è, e procederò all’affitto quanto prima.
Mastrombroso, sei criptico anzichennò, e “nommi rumblaltro” è già e subito sQuiz.
Essendo finito un certo fioretto, mi chiedo se la chiave di tutto non sia “rum”.
Confesso che non ne ho mai beneficiato, ma alla chiesa cattolica bisogna quantomeno riconoscere l’invenzione dell’aperitivo: per un obolo, coppa di vino e salatino!
Non essere blasfemo: l’ostia è scipitissima (e il vino se lo cucca l’officiante: e poi uno dice che le chiese si svuotano).
Mannaggia come mi piace l’argomento.
Il quale sta proliferando anche altrove.
Io ho questo ricordo - di quelli che ti segnano l’infanzia: mia nonna mi porta in chiesa con sé, non so quanti anni avessi, fatto sta che lei prende la scipitissima ostia (che lo è davvero, pur non frequentando l’ambiente ho avuto occasione di assaggiarla - un tempo le vendevano in farmacia), torna allo scranno e si inginocchia, mani incrociate, viso chino e prega.
Ho grande rispetto per i credenti, comunque: io la chiamo “Nonna”. Niente. “Nonna.” Niente. Per me era incomprensibile il fatto che non mi rispondesse, fatto che mi destò anche qualche preoccupazione. Mi sembrò una totale mancanza di ascolto nei miei confronti. Sai, da bambini: “Che succede? Non gliene frega improvvisamente più niente di me?”
Poi credo che mi spiegò la questione. Ma la cosa non me la ricordo così bene come l’immagine di me che la chiamo senza ottenere risposta.
Come dice De André:
“Non nominare il nome di Dio,
non nominarlo invano.
Con un coltello piantato nel fianco
gridai la mia pena e il suo nome:
ma forse era stanco, forse troppo occupato,
e non ascoltò il mio dolore.
Ma forse era stanco, forse troppo lontano,
davvero lo nominai invano.”
Mi vien da pensare che, forse, tra te che cercavi di farti ascoltare dalla nonna, e lei che cercava di farsi ascoltare da Dio, non vi fosse in quel momento alcuna differenza.