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Alisei.sei.sei

Nelle notti di Luna Rossa, crimini orrendi sconvolgono l’Italia. Migliaia di zombi assonnati s’aggirano per strade e uffici, pronti ad entrare nei MacDonald’s a far stragi, o nei negozi di Prada a far compere. Il popolo italiano sembra ridotto allo
stato di misera marionetta priva di volontà.
Fin qui nulla di strano. Quel che inquieta è che a manovrare i fili possa essere un oscuro sacerdote di Satana dall’alito irrimediabilmente fetido di Sangiovese.
Fermo appello di Monsignor Ersilio Tonini: “Cazzo c’avete da guardare, non sta parlando di me!”.

sei sei sei

Gli orribili fatti di cronaca connessi alle notti di Luna Rossa stanno sconvolgendo, come un refolo di profumato ponentino, l’opinione pubblica. Fin’ora gli inquirenti la ritenevano una casuale, per quanto terribile, catena di delitti, ma alcuni elementi d’indagine intervenuti nelle ultime ore lasciano intravedere una realtà a dir poco inquietante.

Il bruto di Monfalcone
Il primo episodio risale a venerdì scorso. Walter Bonaccia, agricoltore di Monfalcone, si presenta al locale comando dei carabinieri in evidente stato confusionale. L’uomo supplica i militi di arrrestarlo: “Vi prego, prima che faccia del male ancora! Rinchiudetemi! Stanotte è una notte di Luna, e io.. io… mi trasformerò in SKIPPER!! – oh no, vi scongiuro, è orribile!”.

Insospettiti, i carabinieri decidono di perquisire il modesto casale dell’uomo, trovandosi innanzi ad uno spettacolo sconvolgente: la famiglia Bonaccia – moglie, suocera, cognato e due figli – rinchiusa in cantina da almeno dieci giorni, senza acqua né cibo. Tutti indossano scarpe da barca, pantaloncini corti e cappellini con la visiera.
Mentre la suocera morirà sull’ambulanza, la moglie, seppur stremata, racconta in lacrime ai suoi salvatori una storia allucinante di terribili sevizie: “Ci minacciava con la doppietta, e ci ha rinchiusi in cantina… ogni tanto scendeva e cominciava ad urlarci contro che se non avessimo fatto quel che diceva ci avrebbe dato in pasto agli squali… ci radunava in gruppo e ci faceva continuamente spostare da un lato all’altro della stanza, per equilibrare lo scafo, diceva lui. Se qualcuno rimaneva indietro urlava “Attento al boma!” e lo colpiva con un grosso bastone sulla testa… Si era convinto che mia madre fosse un’infiltrata neozelandese e la costringeva a fare la danza maori sparandole tra i piedi… ogni tanto si placava, e diventava malinconico, e diceva ’se rimarremo tutti uniti e perfettamente coordinati, non smarriremo la rotta’… ma poi… poi…ricominciava peggio di prima”.

Una spirale d’orrore che culmina col rinvenimento, nella camera dell’uomo, di alcuni reperti macabri che gli inquirenti hanno invano cercato di tener nascosti all’opinione pubblica: su tutti spicca, vergato con la coppale sulla fiancata del letto, il numero di telefono satellitare di Soldini.

Terrore a Orvieto
Due giorni dopo i fatti di Monfalcone, Anna Polena, commessa di un’Oviesse viterbese appena uscita da un violento divorzio, s’addormenta davanti alla Tv durante una puntata di “Furore”. La Tv rimane sintonizzata su Raidue, cosìcchè si ritiene che la donna, pur dormendo, abbia assorbito per via subliminale un’intera diretta di Luna Rossa - dopo aver sorbito, per via cosciente, una mezz’oretta di “Furore”: un cocktail micidiale, secondo il neuropsichiatra.

Fatto è che, l’indomani, la Polena si reca al lavoro sbagliato: anziché all’Oviesse, la donna si presenta alla locale e centralissima boutique di Prada.
Inutilmente, i commessi stupiti le fanno notare che lei non lavora lì. La Polena, per tutta risposta, comincia a scontrinare. Il caso vuole che in quel momento sia presente nel negozio la baronessa Ludovica Gassa D’Amante, nota animatrice del jet-set viterbese. Ignara, la baronessa si rivolge ai commessi - in quel momento impegnati a contendersi con la Polena il lettore di codice a barre - chiedendo sdegnata se c’è da aspettare molto per poter comprare “quattro straccetti da metter su per il week-end ad Auckland sulla barca di Patrizio”.

Il tono da stronza snob innesca la tragedia: afferrato dalla vetrina uno zoccoletto infradito minimalista con speroni d’ebano, la Polena percuote violentemente la baronessa al capo, provocandole un’eco letale. La squilibrata, agile come un mozzo malese, si getta sulla borsa della malcapitata, vi fruga dentro e s’impadronisce dei biglietti aerei per Auckland. Poi, brandendo l’albero genealogico dei Gassa D’Amante, tiene a bada i commessi e si dilegua nella folla. Viene spiccato istantaneamente un mandato di cattura internazionale.

26 ore dopo un’unità speciale della polizia neozelandese – le famigerate Ceste di kiwi – irrompe sul Pink Canaro, lo yacht di Patrizio Bertelli, dove è in corso un party esclusivo a salsicce e birra. Mimetizzata tra i vip, e perfettamente a suo agio, la psicopatica viene arrestata proprio mentre sta trionfando su Cristina Parodi in una gara di fist fucking.

Ma come mai Bertelli, intimo amico della baronessa viterbese, non s’era accorto dello scambio di persona? L’armatore risponde piccato: “Senta, Ludovica è, anzi era, una scassacazzo col culo basso, questa è un bel pezzo di femmina in ottima salute: secondo lei che senso aveva farsi domande? E poi la chirurgia estetica e l’abuso di cocaina m’hanno insegnato che è del tutto inutile sprecare energie a ricordarti la faccia dei tuoi amici!”.

Pozzuoli di sangue
L’ultimo nodo di questa gomena di sangue è di ieri.
Gunther Windlack, commercialista altoatesino trapiantato a Pozzuoli, proviene da un’ennesima notte hard passata attaccato alle poppe statiche di Luna Rossa. La moglie Rosalia ha riferito agli inquirenti d’essersi alzata alle quattro di notte per far pipì, e d’aver intravisto il marito davanti alla Tv, con lo sguardo catatonico e la bocca aperta, il mento rigato da un filo di bava. Pare che l’uomo ripetesse incessantemente oscure frasi ladine, con un’intensità rituale, inframezzate da gutturali esclamazioni tipo: ‘vai in mona’, ‘dio poro’, ‘can de l’ostrega’, ’round robin’. Alla domanda se stesse bene, Windlack avrebbe risposto con un rabbioso “Cazza quella cazzo di bocca!”, al che la donna, non vedendo niente di anormale rispetto agli altri nove anni di matrimonio, ha bordeggiato sollevata il corridoio ormeggiandosi a letto.

In realtà Gunther si stava fracassando i coglioni da almeno sei ore attendendo la partenza di una regata che, come d’abitudine, non sarebbe mai partita. Non è difficile immaginare gli effetti psicopatogeni derivanti dall’osservare per ore e in silenzio gente che fa il bagno e mangia panini agli antipodi. Ma non erano dello stesso avviso i vicini di pianerottolo, i fratelli Cupiello, tre solari nullafacenti partenopei – praticamente, tre maestri di vela - i quali, anche quella notte come ormai da un mese, usavano il pretesto di Luna Rossa per far baldoria ed imbastire delle signore spaghettate allo scoglio.

Forse è stata qualche risata di troppo, qualche “simme tutte napulità” pronunciato a voce troppo alta, a scatenare la furia dell’altoatesino. Quando ode suonare il campanello, Gennaro Cupiello non può sapere d’essersi appena fatto l’ultima chiazza di sugo della sua vita: il tempo di aprire la porta e viene raggiunto da un devastante colpo di bresaola.
Giostrando con letale maestria il temibile salume, Windlack si getta su Concetto e Ciro Cupiello, sorprendendoli mentre sono impegnati a fare scarpetta nei piatti: il corpo di Ciro, particolare straziante, verrà ritrovato nell’atto di proteggersi dai colpi con una crosta di pane.
A questo punto Windlack intinge un dito nel sugo rimasto e traccia due scritte sul muro: “Helter Skelter” e “Isolde Kostner”. Dopodichè si toglie la vita cercando d’ingoiare la bresaola intera, senz’olio né limone.

Inquietanti sviluppi
Tutti questi fatti sarebbero rimasti nei limiti di un auspicabile tran tran sanguinario, se non fosse intervenuto un clamoroso colpo di scena. Gli inquirenti hanno scoperto, infatti, che tutti e tre gli squilibrati avevano presentato più volte la domanda per far parte del pubblico degli Speciali su Luna Rossa condotti da Bruno Vespa, ma erano stati scartati in fase di selezione: richiamati al telefono dalla redazione Rai, i tre incauti avevano risposto “Pronto?” anziché “Guh?”, denotando così facoltà di linguaggio e di pensiero del tutto incompatibili con l’impostazione giornalistica di Vespa.

Insospettiti da questa “coincidenza”, gli inquirenti hanno condotto ulteriori indagini e perquisizioni, portanto a galla verità sconvolgenti: pare che gli assassini fossero dediti a pratiche esoteriche, di magia nera. In casa di Windlack e di Bonaccia sono state ritrovate copie del “Necronomicon”, di Abdul Ahlzarhed, l’arabo pazzo, e dell’opuscolo illegale “Black Magic? Mo’ ve la shpiego io”, di Cino Ricci, il ravennate psicotico. Pare che proprio Ricci sia il Prete Nero occulto di questa setta, che conterebbe centinaia di seguaci negli alienanti tinelli del paese, pronti ad azioni assassine pur di mettere in atto l’Oscuro Disegno del Grande Alcolizzato Romagnolo.

Ma quale disegno? Gli inquirenti l’hanno trovato, è fatto col penarello su un foglio bianco: vi si distinguono una barchetta, un gabbiano, un’onda, un cazzetto, il numero di telefono di una certa Cinzia e vari ghirigori. Criptico e indecifrabile come una qualsiasi regata, ma una task force di carabinieri, armata di sestante, trasferelli e gomma pane, è all’opera per risolvere l’enigma.
In attesa di ulteriori sviluppi, siamo in grado di rivelarvi un ultimo, agghiacciante particolare: le telecronache di Ricci, che sentite normalmente contengono un mucchio di suoni incomprensibili, se risentite al contrario promanano oscure formule magiche ed inni a Satana. Esattamente l’opposto dei discorsi di Berlusconi.

(Luca Carlucci. Testo pubblicato su Cuore, anno X, n.38, marzo 2000)

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