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Strano

Il lungo viaggio di uno spermatozoo dalla grande frontiera americana alla culla dei miti, della filosofia e del risolat. Aborti diversi, due misteriose gemelline in multiproprietà e la nascita dell’universo. La nascita dell’universo e l’opera maldestra di Ciro, pizzaiolo al taglio. Una complicata trama di spionaggio internazional-uterino. L’Inter di Moratti e altre deformità. Grazie a Dio, alla fine, arrivano le lesbiche. Insomma, quando la cicogna si fa di LSD, la stampa italiana risponde.
una cicogna

Qualche tempo fa le prime pagine dei giornali italiani riportavano la mirabolante notizia di due neonate gemelle concepite artificialmente da autori vari e da questi ripudiate.

Subito saltava all’occhio la fonte.
Seguendo, infatti, rigidi dettami deontologici riguardanti l’attendibilità delle fonti, nonché le più basilari regole del buonsenso, nonché un’innata vocazione alla sobrietà e alla razionalità, i giornali nostrani traevano la notizia dal tabloid britannico Mail on Sunday - insomma, e a parti invertite, è un po’ come se il Guardian facesse la prima pagina su un articolo di Cronaca Vera.
Essendo il Mail on Sunday un chiassoso contenitore di tette, risse in discoteca di calciatori, scopate anali vippaiole, curiosità scioviniste (”Agli italiani gli s’ammoscia!”, “I francesi succhiano il cervello dalle rane. Vive!” etc), il tutto condito da buone dosi di deformità e scherzi di natura, si può tranquillamente affermare che la notizia in questione godesse della stessa attendibilità d’un sussurro colto nei cessi della stazione, o d’una scritta vergata col dito sul lunotto zozzo di un’automobile: insomma possedeva tutti i requisiti richiesti dai nostri direttori di quotidiani per essere lanciata in prima pagina.

Inciso: un’efficiente dimostrazione del detto popolare “l’abito non fa il monaco” la si ottiene, istantaneamente, accostando la compresa pensosità tipica dei direttori dei grandi quotidiani allo sguaiato pressapochismo di una qualsiasi delle pagine cui, quotidianamente, danno l’ok. Sotto quei tagli sartoriali da scuola francofortese, battono indubbiamente i cuori di navigati figli di puttana in cerca di succulenti stronzate da ammannire ai lettori. Sembran Mauri, ma son Feltri.

La notizia suddetta narra di un facoltoso quanto sterile uomo d’affari italiano che, costretto un aitante giovinotto americano a farsi una bella sega dentro un barattolino, consegna il vitaminico sperma e la propria moglie portoghese a nientepopodimenoche Stelios Gregorakis, sedicente luminare greco della fecondazione artificiale: lo scopo è che il greco faccia fare l’uovo alla portoghese, per poi fecondarlo coi girini imbarattolati americani consegnatigli dall’italiano.
Stelios, nel suo laboratorio irto di guglie e pinnacoli abbarbicato in cima ad una Meteora, riesce nell’ ardua impresa: su richiesta italiana il greco prende l’ovulo portoghese, lo feconda con uno spermatozoo dello Utah e lo innesta, com’era a questo punto ampiamente prevedibile, in un utero francese - l’affittuaria è una certa Claire, sicuramente una donna dal passato torbido.

Fin qui la vicenda è lineare e geometricamente coerente come un quadro di Mondrian o un condominio di Le Corbusier.
Eppure, la minerale perfezione del disegno s’incrina all’improvviso: il cocktail italoportellenicamericantransalpino, anziché sfociare com’era logico in un sano maschietto con due bei coglioni che potesse un giorno prender le redini dell’azienda paterna, sfocia in due cazzo di gemelline con la passerina.
-Ah no! - sbotta il committente italiano - Due future troiette improduttive che la daranno a destra a manca proprio non le voglio! E per di più uguali! E che sono fesso io?
Dopo un rapido consulto con se stesso, e dopo un paio di labbrate a quella stronza della moglie che fornisce ovuli disubbidienti, l’uomo dà una direttiva molto chiara: abortire, l’articolo non c’interessa più.

Stelios Gregorakis viene raggiunto dalla ferale notizia mentre si sta facendo l’inalazione d’etere pomeridiana.
- Non vuole più i feti? E come cazzo li pago io ora i sei quintali di feta che ho appena ordinato? - mormora tra sé e sé il dottore. Sgranocchiando un cetriolo, ed accennando da virtuoso tre o quattro passi di sirtaki (l’etere rende allegri), Stelios raggiunge il telefono e dà a Claire la notizia col massimo del tatto:
- Calispera, cherie! Non ti tocca più una lira, hai due piccole parassite che ti stanno succhiando via i fluidi vitali, e bene bene che ti vada ci guadagni un aborto doppio. Contenta?.

Claire, donna cinica ed indurita dalla vita, riattacca la cornetta impassibile e s’attizza una gitane senza filtro. Mentre nell’appartamento sul lungosenna risuonano le note graffiate di un vecchio disco d’Edith Piaf, nel cuore glaciale della donna s’accende una piccola fiammella, un piccolo embrione di calore che in breve si sviluppa in un rogo d’amor proprio materno:
- Ma porche putaine d’une merde! Altro che abortire! lo le rivendo!

Così la francese portatrice di un ovulo portoghese fecondato da un greco su commissione italiana con sperma statunitense, si rivolge ad una società inglese, tale Growing Generations, specializzata nel piazzare feti di seconda scelta. Wilbur Stockausen, il telefonista della società inglese a cui Claire cerca di chiarire la sua storia, allo scoccare della seconda ora di spiegazioni s’impicca col filo del telefono.
Claire si fa furba, richiama la Growing Generations, e improvvisa una storiella più credibile: racconta che lei dormiva a gambe larghe e smutandata davanti ad una finestra aperta, e che il quattordicenne brufoloso figlio dei dirimpettai vedendola aveva fatto le cosacce e lo schizzo, attraversando il cortile di finestra in finestra, l’aveva centrata in pieno fecondandola, ma capendo d’averla fatta grossa Pierre, questo il nome del brufoloso, era scappato immantinentemente di casa arruolandosi nella legione straniera come terzino sinistro, era costato a Moratti solo 600 milioni, cosicché lei, Claire, si ritrovava ad essere una ragazza madre sedotta e abbandonata.
A quel punto Jonas Schweppes, telefonista di riserva, dopo aver dato un’occhiata al collega impiccato ancora penzolante dal soffitto, ed aver considerato che gli mancavano solo due mesi alla pensione, non fa una piega ed inserisce il nominativo di Claire nel database.

Per farla breve, la Growing mette in moto la sua possente macchina organizzativa. In procinto di partorire, Claire viene aviotrasportata in tutta fretta a Los Angeles. E qui la storia trova il suo happy end. Quel desiderio di un infecondo padre italiano, che aveva innescato una pippa a stelle e strisce, che aveva prodotto tanti spermini in un barattolo, che sapienti mani greche avevano insufflato in un ovulo portoghese, che era stato innestato in un utero parigino, che avevano trasformato l’ovulo in due scomode gemelline, che sfuggite da una morte italogreca erano state affidate dalla francese alle cure di un’azienda inglese, in quali mani va a finire tutto ciò? Lo so, queste domande retoriche sono terribilmente di maniera, e so anche che la risposta è talmente banale da non meritare i miei tentativi d’enfasi. Va a finire in mano a due lesbiche californiane, è chiaro.

Tutto ciò, qui fedelmente riportato (eccettuati alcuni marginali retroscena ricavati dal sottoscritto dopo un rapido giro di telefonate), appariva qualche tempo fa sulle prime pagine dei giornali italiani. Sopra, la notizia che l’autore di un certo virus informatico è un nerd adolescente geniale con gli occhialoni spessi e tenuti insieme dallo scotch, anzi no è un giovane filippino, anzi no è uno svedese cha sta a Sidney, anzi no è una donna, anzi no è un uomo. A sinistra, la foto del Big Bang (la foto del Big Bang?) rivela una verità metafisica: una teglia di margherita nella più schifosa delle pizzerie al taglio ha molta più dignità estetica dell’origine dell’universo. A destra, un po’ d’inchiostro strilla venghino siori venghino che gli australiani ci faranno spedire gli odori via internet! Intorno, dappertutto, come macchie di muffa, Amato, Mastella, Bonino, Pecorario Scanio.

Sembra un inutile caos, ma mi coglie una vertigine, le notizie vorticano sulla pagina e le parole come tasselli deliranti si scompongono e ricompongono in un disegno cifrato e finalmente capisco, oh sì, capisco!

Capisco che laggiù, tra le aspre montagne elleniche, inalando etere ad ampie boccate, Stelios Gregorakis manipola feti, s’ingozza di feta e si prepara a conquistare il mondo.

(Luca Carlucci, Cuore, anno 10, n.46, maggio 2000)

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