Già prima la felicità tendeva a nascondersi bene, figurati adesso che la cerca Muccino, il Simon Wiesenthal della sfiga. Roba da farsi una plastica, cauterizzarsi i polpastrelli e rintanarsi in qualche angolo sperduto del Paraguay.
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E qui , caro amico, hai raggiunto il sublime.
Il Paraguay dell’anima, laddove si limba tutti in un orgoglio dell’anca. Sperduti tra klezmer, polka e cumbia mengeliania, tra il biedermeier e il west. Come se per una volta non fosse Antani davvero.
Fare i conti con l’apocrifa felicità bionda che ci impresse Claudia Schiffer con gran rammarico dei poveri di spirito… Dirsi addio, per una volta, di fronte a quel fremente centopelli. Moscio.
Perché è così difficile trovare la felicità?
Ah se mi piace questa metafisica del Paraguay. Farne una categoria di post è un atto dovuto. Ma poi magari anche una rivista - capito Diane? - primo passo verso un giornale gratuito da distribuire nei metro (ma solo al momento della chiusura delle porte) e ai capolinea del bus: Paraguay, il primo quotidiano che ti racconta, mentre aspetti che qualcosa accada, quel che non è accaduto - unitamente a qualche rubrica fissa: su come sbrigarsela nella giungla con un apribottiglie e qualche rudimento di ipnosi; su come imparare, una buona volta, a farsi prendere dal panico; su come elaborare i lutti divertendoti e divertendo chi ti sta intorno.
C’ho questo amico che vive in cantina… il dottor Tettè (Mengdelev, come patronimico; ma resti tra noi). Esimio e plurigallonato. Dice che amerebbe bene collaborare occupandosi di una rubrica sull’evouzione delle forbicine da unghie. Unico limite, gli interessano davvero soltanto i calli, ma non ha la lima.
m8