Canzone
30 Gennaio 2007 > di Luca Carlucci
Torvo t’osservo mentre bevi il birrino
Cieco del fumo dall’eterno cicchino.
E dentro alla testa elaboro il piano:
Battuta tagliata per spedirti lontano
Poi mentre ti slanci sul lato mancino
Mi sporgo in avanti e mi faccio vicino
Sì che la palla , se l’hai rimandata,
Possa colpirla in letale schiacciata.
Un grido vincente, un ironico “Scusa!”
Sanciscon nel piano del punto la chiusa.
Così nella testa, sei nudo, sei cotto,
sei zero, io sei, e tieni il cappotto.
Colpisco, affondo, elegantemente competo:
il ping-pong il ping-pong
È lo sport più completo.

Poi posi il birrino e si passa all’azione,
io spengo il cicchino già in preda al fiatone.
Al piano fedele, la battuta la taglio
ma la vedo impennarsi e capisco che sbaglio.
Lenta e centrale, maledetta palletta!
Ma tu la colpisci con malferma racchetta.
La palla mi torna in traiettoria assai strana
E io la rincorro con un salto da rana.
Vorrei andarci bello, a passo di danza,
ma la ribatto atterrando sul tavol di panza
E mentre sbilenca ti torna vicino
Disteso la guardo, e sogno un birrino.
Tutto s’arresta, come all’ultimo sorso:
tu sulla palla, ed io a pelle d’orso.
Il piano e l’atto, distanza infinita:
Signori, cappello, va in scena la vita.
E sbuffo, e m’affanno, ma in fondo son lieto.
Perché il ping-pong il ping-pong
È lo sport più completo.

Eravamo piazzati, birrino alla mano,
quando l’ora suonava di andare lontano,
giù dalla sedia, verso la rete.
Noi siam fegatelli, contro tutte le diete.
Siam degli atleti, non siamo dei santi,
lo sport più completo mantiene frizzanti,
come quel prosecchino che ieri stappai
che oggi tu stappi e protegge dai guai.
In bocca il cicchino, lo spirito sano,
si fa un “per la palla” da circo Medrano.
A destra, a sinistra e poi ancora a destra,
come uomo politico tra porta e finestra.
Sei scambi, poi dieci, ed ecco la fine,
lo scuffio e uno “scusa” corona di spine.
Ti appresti a servire, ti squadro con sdegno
per l’ennesima “bella”, birrino a sostegno.
La mia fortunata? la ventinovesima!
Avevo ragione, me ne dai conto,
hai un culo che Luciana Turina in confronto
è una scout dell’agesci a fine quaresima.
Paonazzo mi annodo, corricchio, m’affanno.
Il cuore mi canta un pezzo breakbeat.
Ci provo col top, col lift e lo split.
Ma ottengo soltanto di accrescere il danno.
Tu giostri e fai punti, io raccatto palline.
La schiena si blocca a gradi novanta.
Dal cielo il buon dio dice: “ma bevi la fanta!”
Intanto tu cerchi due altre birrine.
Ma niente, il frigo fa l’eco.
Mi guardi di sbieco
e torni al servizio.
La gola si secca
e ancora una volta
faccio cilecca.
Partita sfumata,
è un precipizio.
Ma ho perso di un pelo
- mi dico -
non certo il vizio.
Un plauso per Luca Carlucci, Philotto e Mastrombroso.
Leggo tutto e scrivo niente che mi parrebbero idiozie le mie di fronte a tante arguzie.
Continuate così.
(L’ho postato qui ma potrebbe stare a commento di tutto il resto).
Mastrombroso, ma questo scambio è meraviglioso!
(E il perlapalla da circo medrano sfiora l’immortalità).
-
w.e., non cercare di rubarmi la scena, lo specialista di idiozie qui son io!
(E smettila con con queste professioni di modestia, sennò vengo di là e ti posto a capitoli l’opera omnia di giacinto p. di monderose)
Sonetto di un topolino
sul ping pong, lo sport più completo
Tutto nascosto dietro l’angolino
a rimirare atterrito quel gioco
stava acquattato soave topolino
che in vero da temer avea ben poco:
cotanto presi dal bianco pallino
quei due giammai guarderebber quel loco;
così, guidato dal buon profumino…
balzò sulla bottiglia e sul bel foco.
Era il birrino che molto piaceva
al topolino in cerca di avventura,
meno il cicchino, questo lo sapeva,
forse un tiro, dopo la birra scura.
Dritto finì lì dove lui voleva
ne bevve a sazietà, senza premura.
Accusollo del ratto, e ciò mi rattrista:
a privarmi sorsetti del biondo nepente
non era né fu il mio rio opponente
ma la manovra losca d’un ratto alcolista!
Quali gomme di racchette malandate
ormai usurate e inutili all’effetto
vegnon dal polso eroico ben sfruttate,
cotali siamo perché ci arde in petto
la fiamma dello sport sacra ad Olimpia
e il resto è solo un vile siparietto.
O dirimpettaio dalla fronte ampia
che inganni l’occhio mio e alla traiettoria
imprimi il giro e incisi sulle tempia
hai i segni della sfida e della boria,
la caritade non ti domando certo
ma concedimi una volta la vittoria
che parecchio per oggi ho già sofferto.
E mentre stappi codesta birretta
con guizzo sopraffino del lacerto
pensa di nuovo alla tua racchetta
e all’uso gramo che che hai saputo farne
schiacciando deciso ogni mia palletta.
Pallina, ch’el cor gentil del ratto sottrae
eri l’ultima di una lunga serie
e persa, adesso, mi togli dai guae.
Pallina, inseguita col sol e le intemperie
sparita sei in fondo a quella siepe
concedendo al mio smacco un po’ di ferie.
Sonetto del topolino ebbro
troppo vicino al tavolo del ping pong
Benigno, beato, tosto rammentò:
dall’angolo la scena era un piacere
i salti, quei due, la bianca sfera, to’!
un alto spasso ognuna delle sere.
In ritirata si mosse e barcollò,
reso più coraggioso dal gran bere
cionondimeno disse: “ohimè che fò?”
mentre sentì la pallina cadere.
Passa il disio di far lo spettatore
passa la sbornia ed in un solo istante
s’avvinghia al bianco il nostro sognatore
e trascinato già viene in avante,
poscia movendo al par d’imperatore
sfugge allo sguardo altrui ancor tremante.
Boia, state male davvero…. :-P
Ping-pong, topolini alcolisti, dj in pigiamino: mancano solo lo Stregatto e la Lepre Marzolina e poi ci siamo.
Sonetto del topolino
sfuggito ai giocatori di ping pong
che rischia di essere catturato da una cagnolina
Qual Odisseo con fare periglioso
dalle mani del ciclope spiato,
al ventre del montone portentoso
si teneva con gran forza avvinghiato,
così nel folto della siepe ascoso
stretto alla chiara palla, senza fiato,
stava il topin mentre un ciuffo peloso
cercava il balocchino profumato.
Grato ognora sarà al sommo fagiano
che variopinto volteggiò contento,
sfiorò la fiera e se ne andò al pantano;
dolce la belva si volge un momento,
si stacca, s’addrizza, schizza lontano,
sorride al fin topolino col vento.
Oggi il giornale ha un prezzo nuovo
perché ha notizie più costose
più fresche e più narrate
o forse chissà perché viene l’estate
adesso un sagrestano cambia sesso
Woytila sfida la Calligaris
spaccio di droga alla stazione
c’è qualcuno che si imberta in tasca un milione
questo è ping pong
il sole il mare e il vento è ping pong
l’amore in un momento e poi amarsi amarsi dentro
tutto è ping pong
il sole il mare e il vento è ping pong
l’amore in un momento e poi amarsi ancora dentro
questo stamane sul giornale
il Cosmos gioca a baseball
trovata l’auto della rapina
i conti della sip non convincono mai
Mario Capanna parla in latino
il Campiello a De Crescenz(i)o
a colloquio coi lettori chissà per spezzare il silenzio
questo è ping pong
il sole il mare e il vento è ping pong
l’amore in un momento e poi amarsi amarsi dentro
tutto è ping pong
il sole il mare e il vento è ping pong
l’amore in un momento e poi amarsi ancora dentro
iva irpef invim
questo è ping pong
il sole il mare e la pioggia
le foglie e il vento è ping pong
l’amore di una donna che ti prende in un momento
l’oroscopo per lui per lei la classifica dei dischi
la rubrica culturale e il suo commento
ma come si fa ad amarsi ad amarsi ancora dentro
questo è ping pong
il sole il mare e il vento è ping pong
l’amore in un momento e poi amarsi amarsi dentro
tutto è ping pong
Sonetto sul ping pong di una gattina…
C’è il tempo del ping pong coi topolini
fatto di beatitudini celesti
alienate in chiusure ai lor confini
che con crescente estraneità calpesti.
C’è il ping pong in cui, scossa, ti scrutini,
quando di gabbie e cecità ti svesti.
Nei contrasti dei tuoi opposti destini
or pieno ascolto all’incoerenza presti.
Ping pong tremante in pomeriggi afosi,
abbandonata all’intima incertezza,
languida calma d’incontri golosi.
Ping pong di caos, di gioia, di tristezza,
disincagliate forze che riposi,
fragilità, centrarsi dentro, ebbrezza.