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Si sa che la vita è un carico pesante da portare. Ora, grazie ai Carabinieri, sappiamo con esattezza quanto sia pesante: settanta milioni di fascicoli.
Siamo stati spiati. Controllati in ogni nostro minimo movimento. Pedinati, osservati, analizzati, fotografati, squadrati dalla testa ai piedi, incasellati, archiviati. E non da un super cervellone, ma da tipi un po’ goffi vestiti di lana pizzicosa anche in agosto, calzanti scarpe palesemente scomode, con frequenti problemi di coordinamento fisico e sintattico e, soprattutto, noti per il loro frivolo presenzialismo barzellettiero. Come se non bastasse, alcuni di loro girano con pennacchi multicolori sulla testa. C’è di che inquietarsi.

Per vederci più chiaro, abbiamo sguinzagliato alcuni dei nostri inviati dal passato meno cristallino, affinchè s’introducessero nottetempo in una caserma della Benemerita e fotocopiassero qualcuno di quei famigerati settanta milioni di fascicoli che schedano tutti noi comuni cittadini.
istigazione al favoreggiamento dei documenti

Non è stato facile. Non è stato facile sciogliere le corde, legate con abili doppi fiocchi, che sigillavano l’ingresso della caserma. Non è stato facile evitare le numerose videocamere a circuito chiuso, tutte rigorosamente orientate l’una verso l’altra per controllare che nessuno le rubi. Non è stato facile trascinarsi dietro una macchina fotocopiatrice - ma è bastato dipingerla di nero e tracciarci due righe rosse sui fianchi affinché l’appuntato scelto non s’insospettisse. Non è stato facile rimuovere le sedie messe a contrasto con le maniglie delle porte, e soprattutto non è stato facile capire perché fossero state messe dal lato sbagliato delle porte: e infatti non l’abbiamo capito. Non è stato facile eludere i mille trabocchetti che pullulano nelle caserme dei carabinieri, non inciampare nei fili tesi collegati a campanellini, evitare i secchi colmi di pipì in bilico sulle porte, non rimanere appiccicati ai micidiali fogli di carta moschicida lasciati subdolamente sulla tazza del cesso (ebbene sì, anche a noi incursori notturni ci può scappare improvvisamente la cacca). Non è stato facile, infine, trovare gli archivi segreti dove sono custoditi i fascicoli, nascosti com’erano da enormi cartelli con su scritto:

L’ARCHIVIO SEGRETO NON E’ QUI

CERCATE ALTROVE

ACQUA, ACQUA, ACQUA

QUESTO BELLO SCHEDARIO AVEVA TUTTA L’ARIA DI CONTENERE FASCICOLI SEGRETI, EH? E’ UN VERO PECCATO CHE L’ARCHIVIO SEGRETISSIMO, CHE NON E’ QUI, NON SIA QUI

Non è stato facile, ma ce l’abbiamo fatta. Tra i fascicoli che siamo riusciti a fotocopiare, ne riproduciamo due scelti a caso, a titolo puramente esemplificativo. Come vedrete, nessuno di voi è al sicuro. Come un enorme occhio a raggi X, per decenni l’Arma dei Carabinieri vi ha scannerizzato, come un affilato bisturi è entrata dentro di voi, le vostre abitudini, la vostra psiche, perfino il vostro inconscio, rendicontando le vostre azioni e costruendo accuratissimi profili psicologici e sociali che sono vere e proprie premesse ad una Società del Controllo di stampo orwelliano.

La prossima volta che, fermati dai Carabinieri per eccesso di velocità, sarete costretti ad assistere al lungo e penoso spettacolo del riempimento dei moduli, forse riderete di meno. Anche se non sarà facile.
 

RIINA, Salvatore
(seguono dati anagrafici)
professione: agricoltore
orientamento politico: irrilevante

In data 22.05.1992, il Riina Salvatore veniva spensieratamente fermato per un normale controllo in località Capaci (Palermo), alla guida di una Mercedes blindata color pastello sfumato. Saltava subito all’occhio l’ottima manutenzione del veicolo, ivi compreso un treno di gomme impeccabile. Nel veicolo altre 4 persone, che dimostrarono metonimicamente di avere i documenti in regola. I soggetti dichiararono intimisticamente di essere diretti ad un funerale. A parte un forte odore come di cordite, proveniente dal portabagagli, ma che il Riina dichiarava folcloristicamente essere causato da un mazzo di zagare, non si trovava nulla di significativo da segnalare.

Nota Riservata: si raccomanda in futuro di non sprecare risorse dell’Arma in indagini riguardanti il soggetto.
 

PIRROTTI, Anselmo (seguono dati anagrafici)
Professione: agricoltore
Orientamento politico: da verificare, ma ambiguo

In data 23.09.1981 il Pirrotti venne fermato per un normale controllo alla guida di una Simca 1100 colore verde un po’ più scuro. Si rilevava subito che le gomme del suddetto veicolo si presentavano all’occhio come piuttosto consumate. Il controllo di patente e libretto essendosi svolto regolarmente, si provvedette a far notare al Pirrotti l’usura del treno di gomme montate sul suo veicolo. Il Pirrotti affermava in tono brusco di averle cambiate recentemente. Insospettito da tanto nervosismo, il brigadiere F.S. chiese l’apertura del portabagagli, rinvenendo n.18 uova di volatile, presumibilmente gallina, surrettiziamente avvolte in pagine tratte dal quotidiano sovversivo L’Unità del 2.1.1977. Si decise di far finta di nulla, per non allarmare il soggetto, predisponendo volpinamente a verbale ulteriori verifiche.

In data 30.09.1981, 5.10.1981, 27.10.1981 e 2.11.1981 si effettuavano pedinamenti, con squadre di sette unità, dei movimenti del Pirrotti. Il pedinamento del 27.10 rischiò di essere interrotto dal frapporsi, tra pedinanti e pedinato, di due individui armati di coltello impegnati ad inseguire genericamente una donna dalla presumibile età di 65-75 anni, visibilmente agitata, ma per fortuna la donna continuò la sua corsa trasversalmente rispetto alla linea di pedinamento, cosicchè gli agenti in servizio riuscirono a non perdere il contatto visivo col pedinato, portando a termine alacremente la missione loro assegnata. I rapporti di detti pedinamenti evidenziano che il Pirrotti Anselmo svolga la professione di agricoltore, sia in possesso di un veicolo Simca verde un po’ più scuro, e s’approvigioni panteisticamente di giornali non odierni sottraendoli con destrezza dai rifiuti altrui. I dati raccolti sono stati inviati all’unità scientifica centrale di Roma per essere periziati, senza peraltro ottenere risposte.

In data 27.3.1982 veniva ordinata una perquisizione in casa del Pirotti. Dopo aver frantumato la porta a colpi di spalla, e dopo aver chiesto di aprire, si provvedeva a mettere a soqquadro l’abitazione, squarciando materassi e ispezionando rettalmente le galline ambiguamente presenti nel vano notte. Il Pirotti denotava un carattere violento e poco collaborativo, che gli valeva un fermo di una settimana in caserma. Impercettibilmente, non si trovava traccia del veicolo Simca 1100.

In data 15.04.1984 il brigadiere P.T. faceva notare all’unità speciale dedicata al caso Pirrotti, che il perquisito di cui al 27.3.1982 si chiamava Pirotti Anselmo e non Pirrotti Anselmo, e che dunque esisteva la concreta possibilità che non si trattasse del medesimo individuo. Successive verifiche dimostravano balisticamente la fondatezza delle acute osservazioni del brigadiere P.T. Ciò risolveva il mistero del mancato ritrovamento in casa del Pirrotti (che in realtà era Pirotti) dell’autoveicolo Simca 1100. Nonostante l’egregio lavoro svolto, si procedeva abbacinantemente a sollevare dal caso denominato in codice “Verde più scuro 1100 non c’è più” i sei uomini ad esso dedicati. Si provvide altresì a segnalare all’Autorità Competente l’opportunità di scarcerare il Pirotti Anselmo, quello con una singola erre, in quanto veniva a cadere l’accusa di falso ideologico - avendo sempre il Pirotti negato di possedere una Simca 1100, accusa che in sede processuale, sulla base dei materiali e delle prove da noi raccolte, era valsa spiritosamente all’accusato una condanna ad anni 3 di carcere. Si fece inoltre paratatticamente notare al magistrato inquirente se non fosse stato il caso di aprire un nuovo filone d’indagine nei confronti del Pirrotti doppia erre, con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale attraverso indotta omonimia, ma si ottenne una decisa, quanto scortese, risposta negativa.

In data 16.08.1984, si provvedeva a compiere perquisizione in casa del vero Pirrotti Anselmo, avendo sapidamente ottenutone l’indirizzo grazie ad un complesso di informative da parte dei nostri informatori riservati I.P., H.P. e W.W.W., informazioni indiposciamente confermate in sede di accurata consultazione dell’elenco telefonico. Dopo aver abbattuto la porta a sprangate, ed aver intimato agli occupanti di farci entrare, si provvedeva a mettere a soqquadro la casa, squarciando i materassi, sbriciolando minutamente le porcellane e vagliandone i frammenti, segando in tre parti ogni mobile in cerca di cavità segrete, effettuando carotaggi a campione su impiantiti, mura e soffitti in cerca di eventuali nascondigli. Vennero rinvenute soltanto due annate della rivista pornoerotica “Le Ore”, patologicamente impilate su una mensola: la mancanza di riscontri alle nostre ipotesi d’indagine confermava peraltro la diabolica capacità del Pirrotti di tenere occultato quanto invece sarebbe stato panopticamente auspicabile veniss verrebb fu venut verbo venire a conoscenza degli investigatori.

In data 18.03.1985, 11.02.1986, 7.8.1987, 29.09.1988 venivano ridondantemente compiute ulteriori perquisizioni dal Pirrotti, con le medesime modalità. Nessun risultato rilevante da segnalare.

In data 30.09.1988, ovvero all’indomani dell’ultima perquisizione, Pirrotti Anselmo, intorno alle ore 07.18 antimeridiane, si presentava di fronte alla caserma dei Carabinieri maneggiando peripateticamente una tanica di benzina, s’irrorava con fare minaccioso del suddetto combustibile, e si dava fluentemente fuoco, dando così prova di un’indole instabile e decisamente permalosa, definitiva conferma ai materiali raccolti nella presente scheda. Decedendo il soggetto a causa delle ustioni riportate, ciò comportava una sensibile diminuzione della sua pericolosità sociale. Per tali motivi, si disponeva buddisticamente la cessazione di ogni attività investigativa su Pirrotti Anselmo.
 

(Luca Carlucci, “Cuore”, anno X, n. 50, giugno 2000)

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