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I paladini del benessere e del progresso dell’umanità, Bill Clinton e Tony Blair, hanno ingiunto a quei cattivoni degli scienziati di divulgare i dati in loro possesso sulla mappa genetica dell’uomo. Il fine è di far sì che altri scienziati cattivoni facciano fare agli amiconi delle multinazionali un bel mucchio di dollaroni senza troppi rompimenti di coglioni. Com’è, come non è, s’è riaperto il dibattito sulle implicazioni etiche e giuridiche della genetica applicata. “E a me che me fotte?”, dice l’uomo della strada addentando un coscio di tacchino geneticamente ibridato con una talpa. “A noi ce ne frega”, ribattono il tacchino e la talpa. “lo invece non so cosa pensare”, chiosa il tacchino-talpa. Un convegno internazionale di genetisti offre a tutti l’occasione per schiarirsi le idee.
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Nei giorni scorsi, Bill Clinton e Tony Blair hanno lanciato un appello congiunto affinché i dati del cosiddetto Progetto Genoma siano resi di dominio pubblico. Come sanno anche i bambini caratteriali, il Progetto Genoma, portato avanti da un consorzio di ricerca internazionale, consiste in una completa mappatura della struttura genetica della specie umana: in pratica si tratta di una pazzesca lista della spesa, lunga centinaia di migliaia di voci. Un lavoro di una noia mortale, come si può intuire dallo sguardo perso di uno dei coordinatori del progetto, il prof. Dulbecco. “In effetti. Contare io. Di passare anni con piccole cose. Conta uno per uno. Uno, due, quattro, novantaseimilaseicentosette, centoundicimilacinquecentotrentuno. Conta che ti conta. E tempo passa. Aguzza gli occhi - ciao diottrie! Di spillo in pagliaio. Che palle”, ha dichiarato l’attempato luminare, vanto della scienza italiana su tutto il lungomare di Sanremo, leccando un cono gelato panna e fragola.

Cosa ha spinto i due insigni leader politici a lanciare questo appello? Secondo alcuni commentatori, la preoccupazione che la caotica rincorsa al brevetto dei geni, attuata da società di ricerca private, produca storture e aberrazioni. Secondo altri, la tutela degli interessi delle multinazionali del farmaco, che già da ora si ritrovano ad essere strozzinate (secondo quella dinamica che i macroeconomisti chiamano “contrappasso dantesco”, o “inculata di ritorno”) da minuscole società di ricerca genetica che stanno brevettando tutto il brevettabile, completamente alla cieca, sicure del fatto che quelle cazzo di sequenze genetiche fatte a caso nei loro laboratori serviranno, prima o poi, a qualcosa. Da fonti vicine all’entourage clintoniano, pare invece che l’ex Presidente degli Stati Uniti abbia agito per motivi ben più radicali: farsi una ragione biologica di quel cesso di sua figlia Chelsea. Per quanto riguarda Blair, si mormora voglia scoprire le molle genetiche che spingono un buzzurro dell’Arkansas a chiamare la figlia col nome di un quartiere fighetto di Londra.

Secondo Abraham Leporino, insigne genetista formatosi alla scuola Radioelettra di Toronto, “a livello di DNA, Chelsea Clinton ha la stessa logica e coerenza di un tombolone natalizio. D’altronde è innegabile che la tombola abbia dato moltissimo, sotto il profilo metodologico e deontologico, al progredire delle nostre ricerche”. Una dichiarazione che non ha mancato di suscitare un vespaio di polemiche. “Macchè tombola e tombola - ribatte il prof Pied De Chèvre, presidente della “Fondation Moreau pour les Pastiches Genetiques” di Ginevra - La nostra ricerca procede secondo le linee epistemologiche, ben più rigorose, del Gioco dell’Oca”. “Noi invece ci ispiriamo a giochi di carte come Merda! e Uomo nero”, fa notare Silvano Cottolengo, dell’italianissmo “Istituto di Biological Engineering e Astragalomanzia Apliccate coi Dadi”.

D’altronde, che la Genetica sia attualmente un far-west bisognoso di sceriffi violenti e d’impiccagioni sommarie è cosa su cui è difficile non convenire. Eppure, infinite sono le resistenze e gli ostacoli che si oppongono ad ogni tentativo di legislazione in materia. Ne sa qualcosa Claudio Burlando, già ministro della Sfiga Ferroviaria, e ora responsabile D.S. per i Nonsense Bioetici:

“Guardi, è tutto molto complicato. lo sto portando avanti un articolato lavoro di mediazione tra le parti in causa. Quasi tutti i giorni, incontro addetti ai lavori e specialisti, e devo dire che trovo la massima disponibilità e collaborazione: mi fanno distendere sui lettini, prelevano campioni dei miei fluidi corporei, esplorano i miei orifizi denotando grande interesse. Checché se ne dica, io non ho mai trovato una porta chiusa negli istituti di ricerca genetica, tranne quella per uscirne”.

Tutte queste dichiarazioni sono state rilasciate in occasione dell’annuale convention mondiale dell’ordine degli ingegneri genetisti, il “R.AN.D.O.M.” (Rane, Alluci, Nasturzi e Dromedari Opportunamente Mescolati), tenutasi in Italia nell’esclusiva cornice di Porto Ircocervo (20-23 marzo, Hotel Hyppogrife). Un convegno all’insegna della diplomazia: dal palco si è cercato di lanciare messaggi distensivi e tranquillizzanti a quelle parti della società, tipo le associazioni ambientaliste e di consumatori, che guardano al proliferare delle manipolazioni geniche toccandosi i coglioni.

Il “padre” della pecora Dolly, il prof. Claude Miroir dell’istituto “Louis Pasteur-Sarde” di Parigi, ha riferito che la pecora Dolly gode di ottima salute, mentre la pecora Dolly è morta di tumori fulminanti a proliferazione espansiva, al contrario della pecora Dolly che invece se l’è mangiata lessa (in cappotto, secondo l’antica ricetta nuorese), ma tenendo conto del fatto che la pecora Dolly tiene corsi di nuoto controintuitivo in una regione montuosa dell’Olanda, cionostante la pecora Dolly si sente vacca dentro e si fa chiamare Jezebel. “Dunque le preoccupazioni sull’opportunità della clonazione sono del tutto infondate”, ha concluso Miroir, meritando si una calorosa stretta di mano da parte del prof. Claude Miroir, padre del prof. Claude Miroir, sotto l’occhio benigno del prof. Claude Miroir. “Un discorso molto riflessivo”, è stato il commento unanime della platea.

Ma c’è anche chi fa autocritica. “Sia chiaro, nessuno nega che anche la clonazione, come ogni altra attività umana, possa dar luogo ad aberrazioni rivoltanti”, ha ammesso nel suo intervento il prof. Cirus Ebola, mentre alle sue spalle venivano proiettate le sconvolgenti immagini di una convention di Forza Italia.

Rappresentante di punta della ricerca cinese, il prof. Kikko-Man ha spezzato una lancia in favore della Soia modificata con geni di rospo. “Sono il primo a farne uso, c’irroro le nuvole di drago da anni, e non ho mai avuto problemi”, ha affermato con un impeccabile accento swahili lo scienziato orientale - eletto dal pubblico femminile, grazie al suo metro e novanta, gli occhi azzurri come laghetti dolomitici e i lungi capelli biondo grano, il più bello del convegno. Kikko-Man, con un salto, ha quindi ripreso posto sulla sua foglia di ninfea tra applausi scroscianti.

“L’uso della genetica in agricoltura non solo è auspicabile, ma va incoraggiato con tutte le nostre forze. Quello che mi lascia perplessa è ben altro: la polenta per esempio, oppure la liceità morale di pratiche barbare come il pop-corn”, ha affermato Lola-Belle, una pannocchia di mais transgenico venuta a nuoto dall’Indiana.

Su questa nota di impegno etico si è chiuso il convegno, non prima che Massimo Dalema portasse gli auguri e i saluti del Governo italiano ai presenti. Grande ammirazione tra gli ospiti stranieri:

“Shit, come siete avanti in Italia! Nonostante decenni di tentativi e investimenti miliardari, noi non siamo mai riusciti a far crescere dei baffi veri su un palo di legno secco!”.

[Luca Carlucci, Cuore, anno X, n.40, marzo 2000]

2 risposte a “In”

  1. il 12 Feb 2007 alle 14:12mastrombroso
  2. il 13 Feb 2007 alle 09:53Luca Carlucci

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