Per
20 Giugno 2007 > di Luca Carlucci
Sono tanti, verdi, malvagi, schifosi. Alieni colonialisti? Peggio: allegri leghisti. Non prendere la pessima abitudine di abituarti a loro. Non farti fuorviare dalle pance birraiole, dalle gote rubizze, dal folclore strapaesano: è la maschera preferita dalle croci in fiamme, dai linciaggi, dal populismo violento e sterminatore. E’ vero, fanno ridere: ma Adolfo e Benito ci hanno insegnato che i pagliacci sono pieni di risorse. Insomma, non chiedere per chi bolle la cassoeula: essa bolle per te.
La cosmogonia leghista
In principio era la cassoeula primordiale. Masse prepotenti ed inenarrabili di materia allo stato di fusione si scontravano in cataclismatici viluppi reattivi, dando luogo a fantasmagoriche e annichilenti esplosioni di atomi impazziti.
Poi, un giorno, la sbobba informe prese forma.

Un enorme e possente rutto risuonò lungo gli ombrosi recessi della Val Brembana. Un brivido corse sulla schiena di pastori e armenti. Le trote, che guizzavano gioiose nei freschi ruscelli, all’improvviso si cercarono i coglioni per toccarseli (fu lì che scoprirono di non averli, prima davano la cosa per scontata). Il fiero stambecco pensò seriamente di mandare affanculo l’amor proprio. Nelle pignatte, la polenta smise di borbottare. Le fabbriche di tondini e fucili dell’operoso Nord si fermarono in un silenzio innaturale, pregno di mistiche attese. Per due interminabili secondi, le mine antiuomo cessarono d’essere stivate su TIR diretti verso i bimbi mutilabili di tutto il mondo.
Era nata la Lega Nord.
Le radici etnologiche: i Crelti
Si ritiene, erroneamente, che il substrato etnico alla base dell’omogeneità dei Leghisti sia la comune discendenza da un popolo misterioso, ingegnoso e fiero:
i Celti.
Essi se ne stavano perlopiù nel Nord Europa a farsi dei gran cazzi propri, soprattutto a nascondere ciotole rotte e a disegnare ghirigori pregustando il futuro grattacapo archeologico. Li vedete, distesi sui prati, in armonia, a ridere e mangiucchiar funghetti?
Bene, se ora guardate accanto potrete vedere un gruppetto di tipi imbronciati, impegnati a spaccare pietre senza alcun motivo plausibile e senza che nessuno gliel’abbia chiesto. Ebbene, quelli sono i Crelti, i cugini invidiosi dei Celti perché incapaci di gustarsi la vita, nonché veri antenati dei Leghisti.
Un bel giorno i Celti si stufarono di quel grumo d’infelicità rappresentato dai cugini, e ordirono un piano diabolico per liberarsene. Il capo celto chiese ai Crelti d’andare al pozzo a prendere l’acqua. Dal villaggio al pozzo c’era un rettilineo di duecento metri. Come previsto dal capo celto, che non era capo a caso, quei deficienti dei Crelti si persero.
Dopo un paio di secoli di peregrinazioni, bivi sbagliati e vicendevoli vaffanculo, il gruppetto di Crelti, varcate le Alpi nel punto più ostico e ripido possibile, sotto il peso di enormi zaini colmi di pietre da poter spaccare in santa pace in pausa pranzo, approdò alle ubertose terre padane.
Le zanzare, la malaria, la nebbia, il freddo umido, le piene del Po, furono tutti segni inequivocabili: era quella la terra promessa.
Piantate le tende esattamente al centro dei vasi di esondazione del grande dio fiume, cominciarono a cagarci e pisciarci dentro, così, tanto per mettere subito in chiaro le cose.
Piano piano, prese a fiorire una ridente civiltà. Mentre gli artisti del villaggio decoravano a mosaico enormi pietroni con le caccole, mentre i musici cercavano d’ottenere raffinate melodie percuotendo maiali con dei bastoni, tutti gli altri erano impegnati a spingere sacramentando i famosi carri con le ruote coniche, che furono forse, insieme al pancale da campeggio, il contributo più significativo di questo gruppo umano al progredire della civiltà occidentale.
Togliete loro ogni fantasia, riempiteli di odio e paura e un pizzico in più, se possibile, di stronzaggine, infine dotateli di registratori di cassa: in tal modo ci risparmiamo la fatica di analizzare qualche millennio di stasi evolutiva, e giungiamo direttamente ai Padani Leghisti.
Cronaca di una predestinazione: Umberto l’Eretto
Tramandatesi di culo in naso nei millenni, le mitologie creltiche di quel particolare gruppo etnico oggi noto come base elettorale leghista, narrano dell’attesa dell’Eretto, l’essere dalla fava enorme e dura a prescindere (non gli serve a nulla, è solo una specie di coccarda) destinato a liberare i popoli padani dal giogo. Quale giogo? Uno qualsiasi.
Il problema è questo: il giogo effettivo che attanaglia i Padani è racchiuso nell’innata infelicità che come spessa bruma aleggia nel loro cervello. Proprio a causa del nebbione, essi sono incapaci della benchè minima forma d’introspezione, e non possono far altro che individuare gioghi esterni, di qualunque tipo (terroni, negri, finocchi, tasse, Roma, euro, aborti, arbitri di calcio, pomodori e basilico, gomme forate, emicranie etc).
Se un Padano Leghista perde l’autobus, si sente vittima del Giogo dei mezzi pubblici. Se pesta una merda, il Giogo è quello del metabolismo canino. E la cosa va avanti così da millenni. Eppure lo sanno anche i bambini che il bel giogo dura poco.
Fin da quando misero piede sull’italico suolo, gli attuali Padani furono costretti a un’umiliante clandestinità psichica: era sufficiente che un Crelto aprisse bocca, infatti, affinchè gli irridenti autoctoni cominciassero a sganasciarsi dal ridere e a prenderlo per il culo in modo intensivo. L’Eretto sarà colui che, attraverso l’esibizione cristica della propria nullità intellettuale ed emotiva, permetterà al popolo Padano-Leghista di uscire dalla clandestinità e prendersela coi clandestini.
E l’Eretto al fine è arrivato. Impossibile non riconoscerlo. Guarda lì che faccia.
Implicazioni teoriche e scientifiche del leghismo
Anche un etologo che ha ottenuto la laurea in reagalo coll’abbonamento ad Airone, è in grado di riconoscere il suricato (Suricata suricatta) come forma animale molto più evoluta di un leghista. Ambedue abili a stare eretti sugli arti inferiori, certo, ma il suricato è capace di relazionarsi con i suoi simili, il Leghista no.
Se l’utopia padana dovesse realizzarsi, i Leghisti prenderebbero a massacrarsi fra loro. In questo senso si può parlare di “miracolo leghista”: mentre miliardi di altri esseri umani, volenti o nolenti, hanno subito un qualche processo evolutivo,
i Leghisti sono sostanzialmente identici a quei Crelti che, migliaia d’anni fa, si persero nei duecento rettilinei metri che separavano il villaggio dal pozzo. Ciao Darwin, per dirla con Bonolis.
L’altra implicazione fondamentale del Leghismo è data da un’effettiva sustanziazione del concetto di razzismo. Fin’ora le donne e gli uomini con un briciolo d’intelligenza s’erano arresi all’evidenza che non esistono le razze, e men che mai le razze inferiori. I Leghisti, invece, con i loro proclami ideologici, i loro studi opuscolosi, le loro manifestazioni pubbliche, hanno messo in crisi queste certezze.
Mi spiego. Mettiamo a confronto uno zingaro, o uno spacciatore nordafricano, o un operoso cinese, con un giovane Padano in camicia verde, tappezzato di adesivi, col bandierone in mano, finalmente felice di affondare nel conformismo delle uniformi e dei riti di massa, di adorare il Cazzo Duro del capo - trasognata metafora di un’aspirazione a potenze che il proprio cervello non garantisce in alcun modo. Se proprio si deve scegliere, tra i due, chi è biologicamente superiore?
Se dovesse nascere un nuovo Nazismo, i Leghisti sarebbero dunque un gruppo umano a rischio di sterminio, talmente prestano il fianco al criminale concetto di “inferiorità”. Il paradosso divertente è che l’unico vero germe di Nazismo circolante attualmente in Italia è portato avanti dai Leghisti stessi.
Verrebbe voglia di votare Lega solo per vedere la loro faccia quando, in nome della difesa della razza, si deporteranno da soli.
Una risata chi seppellirà?
Ogni volta che vediamo Borghezio vagheggiare violenza razzista, odio, e tutta la merda più retrograda vagheggiabile da un essere umano, che vediamo un banchetto leghista che auspica la deportazione degli zingari, che vediamo Bossi
prodursi in deliri intestinali che promanano una furbizia offensiva per l’idea stessa di cervello, che vediamo quel pupazzo da ventriloqui chiamato Maroni prestare la sua faccia tenerona per coprire la pericolosa melma verde che scorre nelle vene padane, ogni volta dovremmo allarmarci.
Eppure, sussiste un piccolo problema. I Leghisti fanno ridere. Sono comici.
Nulla di raffinato, sia chiaro, più Alvaro Vitali che Buster Keaton. Però, sentirne parlare uno è come vedere un tipo che va a sbattere contro un palo: fa sghignazzare, non c’è verso. Uno ci prova con tutte le sue forze a sdegnarsi, ma continuano ad apparirci come delle ridicole mezzeseghe.
E’ difficile dire dove stia la verità, se nel Nazista o nel Pagliaccio involontario.
Per ora, si continua a ridere. In attesa di scoprire su chi franeranno queste risate.
[pubblicato su “Cuore”, anno X, n. 44, aprile 2000]
