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L’estate sta finendo*

L’Eco di Garlasco ha avviato un’iniziativa per aiutare gli elettori del centro sinistro a orientarsi in vista delle future primarie del Partito Democratico: domande nette, concrete e precise ai candidati leader, e risposte a confronto.

Ora l’iniziativa sarebbe in teoria lodevole, però i “ma” abbondano. Il primo punto che ingenera confusione è che cazzo c’entrano Bindi, Letta, Adinolfi e Moulinski colla futura leadership del Partito Democratico.

Il secondo punto è che le risposte degli effettivi candidati leader, Walter e Veltroni, sono state ampiamente rimaneggiate dai relativi uffici stampa, togliendo loro di freschezza e incisività.

Per fortuna, grazie alle nostre entrature romane, siamo in grado di pubblicare qui le risposte originali di W&V. Buon Partito Democratico a tutti!

L'incredibile Walter

DOMANDA 1
Ogni partito ha dei modelli personali. Figure - del passato o del presente; intellettuali, leader politici, religiosi - a cui si ispirano i suoi militanti e la sua base. Se non li ha, comunque, li cerca, li crea. Quali figure proporrebbe come “riferimenti esemplari” del “suo” Partito Democratico?

RISPOSTA PUBBLICATA: Il Partito democratico sarà un luogo formato da tante anime, così aperto e accogliente da permettere ad ognuno di portare i propri riferimenti. I miei, credo, sono noti, e sono ben più di due. Facciamo così: ricorda quando Time mise in copertina un computer come “persona dell’anno”? Lo scelgo anch’io, a indicare il futuro, i giovani, la conoscenza per crescere e realizzarsi, per aprirsi al mondo e ridurne i divari. E poi aggiungo un pannello solare, che ha in sé l’amore per l’ambiente, l’uso intelligente delle ricchezze del nostro Paese, la scelta consapevole delle buone tecnologie, l’impegno per le generazioni che verranno.

RISPOSTA ORIGINALE: Eh eh, ma che m’ha preso per fesso? Crede non veda il trappolone? Faccio un nome, chessò, Scirea, e Boselli mi si incazza. Ne faccio un altro, Yanez de Gomera, e Parisi sbatte la porta. No no. Nel Pantheon del PD ci mettiamo solo oggetti: propongo una moka e uno scendiletto. Scusi un attimo… (Ah… ok… effettivamente… sì, hai ragione…) No, allora, nel pantheon ci vanno un computer, un pannello solare e uno scendiletto. (Che vuoi ancora?… Uhm, dici eh?) Ok, come non detto, niente scendiletto: un computer e un pannello solare. Scusi un secondo… (Ma perché lo scendiletto no? Guarda che lo scendiletto era fic… eh, sì, ok ok, hai ragione… allora un pigiama? Computer, pannello solare e pigiama! Funziona alla gran… sì ma… uff, ok ok ok). No, allora la risposta definitiva è quella di prima: computer e pigiam… no, cioè, pannello solare.

DOMANDA 2
Liberale, liberista, socialista, riformista, cristiano, laico, moderato. Sono le principali etichette utilizzate, nel dibattito di questi mesi, per definire l’identità e l’orizzonte politico del PD. Molto diverse, talora divergenti, perché il PD è, comunque, un soggetto politico nuovo, che attinge da diverse culture ed esperienze. Mi può indicare le due etichette che specificano meglio la sua concezione e il suo personale progetto del partito?

RISPOSTA PUBBLICATA - Nessuna etichetta, se penso che i partiti del Novecento sono nati ciascuno sulla base di una e una sola visione del mondo (liberale, socialista, cristiana…) e che il Partito democratico si fonda invece sul presupposto che nessuna delle culture politiche tradizionali può considerarsi autosufficiente dinanzi ai problemi del nostro tempo: dai mutamenti climatici al nuovo disordine mondiale, dal lavoro che cambia ai dilemmi morali della bioetica. Un modo di essere, e allora scelgo “riformista”, se penso che il riformismo è proprio questo: la consapevolezza che l’unico modo per essere fedeli ai principi di una concezione umanistica della politica (la libertà, l’uguaglianza, la solidarietà) è cercare le forme migliori per realizzarli, in una società che cambia continuamente, contro tutti i conservatorismi.

RISPOSTA ORIGINALE - A ridaje col trappolone! Nomi, etichette! Ma poi, le paio l’incredibile Hulk a poter decidere tutte queste cose in due domande? Poi Parisi se lo smazza lei eh? No no, niente etichette, eheh caro mio, nono (Ao’, ma che vuoi ancora? Dici che almeno una va scelta? Ecchepalle. E Parisi? Ah ok, ne scegliamo una che non vuol dire un cazzo… Vediamo… liberale, liberista… Mah, che dici di liberista? Suona bene, fa avanguardia. Ah, significa quello? Ok, nono allora no. Però -ista mi piace. Socialista l’ho già usata, rimane riformista, che significa… ehm… significa… ecco sì, appunto, lo stavo per dire. Sfido chiunque a incazzarsi per riformista, eheh). Guardi, contrordine, per dimostrarle che non ho paura di niente e di nessuno e che ho due palle grosse così, scelgo un’etichetta, e affanculo Parisi. Pronto? Scelgo ri-for-mi-sta. Eh sì, ha capito bene: ri-for-mis-ta. Perchè siamo contro tutti i conversatorismi. Contervatorismi. Convaterrorismi (Ehi, me lo scrivi tu per favore?) Conservatorismi (Grazie. Minchia che fatica. Ma dire che siamo contro i cattivi non era meglio?).

DOMANDA 3
Oggi sono tanti a sostenere che i partiti non servono, perché sono vecchi,
lontani dalla società, una “casta”.
Quali specifici impegni assume, di fronte agli elettori, per convincerli che il PD:
a) rinnoverà la classe dirigente;
b) garantirà un rapporto continuo con la società e con la sua base.

RISPOSTA PUBBLICATA - Per prima cosa, il Pd nasce anche per dare l’ultima spallata al muro che ha fin qui ostacolato il pieno ingresso delle donne nella politica e nella vita del Paese, e non c’è modo migliore di questo per cominciare a rinnovare la nostra classe dirigente. In ogni organismo, ad ogni livello, la presenza femminile dovrà essere del 50 per cento. Seconda cosa, una delle nostre parole chiave sarà “partecipazione”. Un partito di popolo, questo sarà il Pd. Meno talk-show, più possibilità vere per partecipare, per contare, per decidere, ad esempio anche attraverso Internet, al momento di scegliere i candidati alle elezioni, le coalizioni o alcuni fondamentali punti di programma.

RISPOSTA ORIGINALE - Sì, certo, come no, nomi, etichette e mo’ pure gli impegni precisi. La fettina di culo gliela incarto? Guardi, facciamo così, gli impegni precisi sono i soliti che tutti i partiti prendono sotto elezioni. Dunque sono… sono… (Ehi, quali sono già che non mi ricordo? Ah ecco, vero, le donne e… non dirmelo che ci arrivo… cazzo, ti avevo detto di non dirmelo, ci stavo arivando! Aspetta comunque che me lo segno che sennò me lo scordo: d-o-n-n-e, p-a-r-t-e-c-i-p-a-z-i-o-n-e. Ecco). Sì, dicevamo, gli impegni precisi: più donne e più partecipazione. Più precisi di così.

DOMANDA 4
Quale sistema elettorale intende sostenere se guiderà il PD?
1. quello precedente: (75% uninominale di collegio e 25% proporzionale);
2. maggioritario e basta, preferibilmente (non necessariamente) a due turni, alla francese;
3. sistema proporzionale con premio di maggioranza alla coalizione;
4. proporzionale con una soglia di sbarramento, significativa, alla tedesca.
Se non si riuscisse a trovare una soluzione migliore, in tempi adeguati, sosterrebbe:
a) il referendum elettorale oppure
b) una revisione minima dell’attuale legge elettorale ?

RISPOSTA PUBBLICATA - L’Italia vive una crisi democratica senza precedenti. E’ una crisi di decisione: tutti, nella nostra politica, possono mettere veti, e nessuno ha il potere di decidere. Non ne usciremo senza una riforma della legge elettorale e senza riforme istituzionali. L’Italia ha bisogno di una democrazia che decida. Chi ha la responsabilità di governare deve poterlo fare. E allora riforme istituzionali per dare più poteri al premier, per avere una sola Camera legislativa, per dimezzare il numero dei parlamentari. Di modelli elettorali, poi, ce ne sono diversi, in Europa. Si attinga ad uno di essi, avendo chiari gli obiettivi: stabilità, bipolarismo, potere di scelta nelle mani dei cittadini. Spetta al Parlamento approvare in tempi brevi una legge adeguata e il più possibile condivisa. Altrimenti saranno i cittadini ad esprimersi, con il referendum. Se vi si arriverà, io voterò sì. La legge che ne uscirebbe sarebbe già meglio di quella attuale. E in Parlamento sarebbe poi possibile farne una ancora migliore.

RISPOSTA ORIGINALE - Ih ih, questi suoi tentativi di farmi sbilanciare sono spassosi. Perfino la listina pignolina di sistemi elettorali! Ma figurati. Ma poi, la complicazione… No no no, io sto col parlamento, facciano loro. Se poi non fanno, io sto colla ggente, viva il referendum, viva la democrazia! Tanto poi al referendum ci pensiamo in parlamento a, eh eh, scusi ma non resisto, “migliorarlo”, mpfff, eh eh…

DOMANDA 5
Cosa differenzia, oggi, il lavoro flessibile e precario, secondo Lei? Cosa pensa debba fare il PD per evitare che (soprattutto per i giovani) il primo scivoli nel secondo? A questo proposito, qual è il suo giudizio sulla legge 30?
Se ritiene che debba essere rivista, indichi una o due modifiche concrete.

RISPOSTA PUBBLICATA - Il lavoro non è una merce. E’ nei principi fondamentali dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, era alla base dell’impresa responsabile di Adriano Olivetti, è il diritto negato oggi dalla precarietà. La flessibilità può essere un’opportunità e una scelta. Fa parte dell’economia moderna. Ma non è accettabile la frantumazione della vita che avviene quando sei costretto, per 500 euro al mese, a passare da un posto all’altro senza indennità di disoccupazione, senza percorsi di formazione. Dobbiamo riabituarci all’idea che la normalità è un contratto a tempo indeterminato. La legge Biagi non ha creato la precarietà, né ha impedito la crescita dell’occupazione a tempo indeterminato. Può essere rivista, e questo già succede con l’accordo di luglio che elimina il lavoro a chiamata. Dare tutele a chi oggi non ne ha: è questa la nostra priorità.

RISPOSTA ORIGINALE - Lei si stupirà forse, ma il lavoro è nei principi fondamentali dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro. D’altronde, se ci pensa, anche il calcio è nei principi fondamentali della Federazione Italiana Gioco Calcio, dunque non è poi così strano. Sia come sia, la flessibilità è un’inculata, la Biagi una merda e se guadagnassi 500 euro al mese impiccherei i politici come me per le pall… (Che vuoi? Confiché? Ah, già, cazzo) Sì, dicevamo che la flessibilità è positiva, la Biagi è ok, e i precari a 500 euro la mese stiano tranquilli che ci fanno pena e li abbiamo a cuore.

*
…e un anno se ne va
sto diventando leader
lo sai che non mi va.

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