Coglioneeee,
5 Ottobre 2007 > di Luca Carlucci
Ed ecco che appare quasi dal nulla un sedicente “Festival dei Blog” con annesso “Blog Award“, che in pieno stile blitzkrieg marketing, s’annuncia e si svolge in dieci giorni.
Si tratta, a dar retta all’evidenza, di una miserrima campagnetta virale per piazzare un costoso gadget wireless transalpino oggetto dei sogni geek più bagnati - gadget recentissimamente lanciato sul mercato italiano. E quale target migliore della blogosfera?
Il tutto condotto con l’avallo sornione di alcuni dei più accreditati “esperti” del web italiano, che amplificano, rilanciano, propagano il banner col gadget sui loro blog (”Regala un cazzinculogadget al tuo blog preferito!” recita candida la pubblicità del Blog Award, o meglio del cazzinculogadget), scrivono post deliziati sulle gioie del predetto cazzinculo, e naturalmente siedono in giuria.

E ovviamente le blogomosche accorrono a sciami e fioccano le iscirizioni, le discussioni e nel frattempo il banner col gadget che chiede di essere regalato, unico apparato di comunicazione del premio, vola veloce di blogga in blogga. Così i produttori del cazzinculo, con una cifra tutto sommario irrisoria (spero che almeno i pranzi li paghino loro e non l’Università che ospita il tutto) si son fatti una campagna di marketing virale coi fiocchi in tutta la blogosfera italiana. Olè.
Ah, si noti il particolare gustoso, che aggiunge quel tocco di viscidezza ulteriore al tutto: la marca del cazzinculogadget ovviamente non figura fra gli sponsor della manifestazione. [NB: non figura tra gli sponsor, informa in commento a questo post FG, uno degli organizzatori, perché formalmente non sponsorizza: i costosi gadget in premio sono stati forniti solo con lo sconto rivenditori. Si potrebbe obiettare che il far pagar meno qualcosa a una manifestazione equivale comunque a darle del denaro, cioè a sponsorizzare, per quanto possa esser pitocco questo sconto].
E gli espertoni? Grandi furboni coi loro opachi tornaconto? Utili idioti che organizzano campagne pubblicitarie in cambio di un po’ di autopromozione e qualche tramezzino? Giocosi e disenteressati animatori del villaggio vacanze Alpiblog? Boh, cazzi loro.
Certo è che questo genere di conversational merda renderà la blogosfera italiana sempre più a immagine e somiglianza degli altri media (ma per fortuna, mentre c’è chi smarchetta, c’è chi si smarca).

Magari fosse così… i conigli da regalare li abbiamo pagati al costo dei rivenditori e con VIOLET non abbiamo nessuno specifico accordo.
Ovviamente per loro è venuto fuori un super spot ma per quanto ci riguarda è un effetto collaterale (per altro non sgradito visto che il coniglio ci piace e loro sono simpatici) di quello che volevamo fare noi ovvero giocare e riflettere sui social media.
In questo senso anche la tua critica è un pezzo importante della storia.
P.S. Cmq l’idea del Festival è nato ad aprile dopo il workshop conversazioni dal basso. Sono mesi che a ci lavoriamo a volte consciamente a volte no. Anzi non abbiamo neanche dovuto lavorarci perchè riflettere sui social media è proprio il nostro lavoro quotidiano al larica :-D
Salve FG,
fammi capire: avete organizzato una meravigliosa, ludica, efficacissima campagna virale che pubblicizza un gadget tecnologico agganciandola a un premietto blog da villaggio vacanze (e al nome di una Università!), e non vi siete preoccupati minimamente del fatto che tutto ciò potesse apparire, come in effetti appare, una barocca e stucchevole marchetta?
Da nessuna parte si chiariscono subito e con evidenza i vostri rapporti con l’azienda produttrice. In compenso il banner che pubblicizza la manifestazione consiste nel gadget dell’azienda che chiede di essere regalato. Il tutto coinvolgendo nomi di cosiddetti “guru” del web italiano, quelli che dovrebbero essere geni della comunicazione web, che dovrebbero guidarne le magnifiche sorti e progressive, e che attualmente, nonostante continuino comportarsi come allegri adolescenti cazzoni, rivestono un ruolo critico e di grande responsabilità: volenti o nolenti, essi sono infatti gli strettissimi colli di bottiglia attraverso cui il web italiano oggi offre un’immagine un’interpretazione di sé all’esterno.
Ecco io tutto ciò lo trovo non solo totalmente scriteriato, ma anche diseducativo nei confronti delle aziende - e il nodo web/blogosfera-aziende è il campo criticissimo su cui si sta giocando e si giocherà nel prossimo futuro una partita cruciale, con in palio la residua credibilità della libera espressione sul web.
Venendo ai dettagli tecnici. Do per scontato che nessuno di voi organizzatori o giurati abbia ricevuto in dono o abbia aprofittato dello sconto rivenditori concesso dall’azienda per comprarsi un cazzinculogadget a prezzo di favore (se me lo confermi non mi scandalizzo). In ogni modo non trovi che concedere una fornitura o un servizio a una manifestazione applicando uno sconto di favore equivalga a fornire ad essa del denaro, per quanto poco possa essere, cioè a sponsorizzarla?
Non vedo come il fatto che l’iniziativa possa sembrare una marchetta (e come ti ho spiegato non lo è) avrebbe dovuto preoccuparci.
Quando abbiamo creato in bannerino con il coniglio avevamo l’obiettivo di ampliare al massimo le candidature possibili e la strategia migliore per farlo c’è sembrata quella di creare un banner come quello.
Abbiamo ovviamente considerato il favore che stavamo facendo ad una azienda privata nel promuovere in questo modo la nostra iniziativa ed in considerazione della simpatia che nutriamo verso questa azienda abbiamo ritenuto questo effetto collaterale non negativo.
Quanto agli aspetti tecnici posso dirti che io ho un coniglio personale aquistato su Pixmania e che in tutto sono stati ordinati 12 conigli al prezzo dei rivenditori (con alcuni set di orecchie in omaggio). 10 sono per i premi, 1 per il mio boss che si è innamorata del coniglio e ne voleva uno e l’altro è in + (lo abbiamo dovuto ordinare perchè, per ragioni logistiche, i conigli dovevano essere un numero pari). Quello in + penso lo terremo in ufficio al LaRiCA visto che quello personale mio conto di portarlo presto a casa perchè qui soffre il caldo.
Sull’ultimo punto non saprei però ti incollo l’email che ho ricevuto oggi dal nostro contatto in VIOLET alla quale avevo segnalato il successo dell’iniziativa:
***
:0)
oggi e il mio 30 compleanno e questo è un bel regalo…porto tutto al capo nella speranza di diventare gran capa coniglia!!!
***
io se posso contribuire a far diventare qualcuno che mi è simpatico capo coniglio ci sto sempre :-D
Sono estremamente felice che, grazie al vostro aiuto, una neotrentenne sarà presto capaconiglia. E’ tutto molto empatico e tenero. Capisco, per altro, perfettamente la sua gioia.
Penso anche che l’ultima domanda non fosse così complessa da aggirarla con un quadretto di felicità aziendale. Tu non sei andato in FNAC a comprare dieci conigli. Hai contattato l’azienda a nome di una manifestazione (se non sbaglio promossa dall’Università di Urbino), hai pianificato un’azione comunicativa, hai stabilito una sinergia, hai ottenuto uno sconto, hai stabilito un do (vi faccio pubblicità) ut des (sfrutto il vostro hype per farmi pubblicità).
Questa non è sponsorizzazione e/o partnership da segnalare tranquillamente e senza remore nei disclaimer?
Se tu e gli altri amate donare gioiosamente il vostro nome e la vostra visibilità alle aziende che vi stanno simpatiche, è chiaramente cosa che riguarda il vostro privato libidico.
Il fatto che lo facciate all’unisono, con azione concertata, tappezzando la rete di bannerini col tenero gadget che implora “comprami!”, e il tutto al fine di dare visibilità a una manifestazione ospitata in un’università che vi vede protagonisti in quanto organizzatori e/o ospiti, senza segnalare la partnership con l’azienda, tenuto conto poi del fatto alcuni fra di voi sono quelli che spiegano internet ai media italiani, ecco tutto ciò continua ad apparirmi irrimediabilmente scriteriato. Tant’è.
1. accetto volentieri suggerimenti su un premio che non avrebbe fatto l’effetto di una marchetta, e che allo stesso tempo potesse essere sufficientemente gradito per incentivare le candidature di blogger che forse sono contenti di venire a urbino per un premio di così basso valore (in denaro). accetto proposte perchè se stavolta ci divertiamo, con la caccia al tesoro e i blog award, è probabile che ripetiamo.
2. condivido emotivamente tutte le critiche anticapitalistiche, ma allora l’università potrebbe chiudere con tutti i festival, i convegni, per non parlare di cose ben più di base, per realizzare le quali lottiamo (dentro all’università) ogni giorno. ossia i finanziamenti sono meno che pochi, ben vengano gli sponsor quando non chiedono altro che essere resi visibili (nel caso del coniglio, che non sponsorizza, ci siamo accontentati di uno sconto significativo)
3. sul sedicente, ha già risposto fabio. non pretendiamo di essere noti al mondo, noi del Larica, ma faccio parte di un laboratorio di ricerca che (grazie soprattutto ai miei colleghi) credo sia tra i primi in Italia per la ricerca sui social media. e la ricerca non può vivere senza la pratica, che facciamo appunto quotidianamente.
saluti amichevoli, e buon lavoro.
Gentile Roberta,
1. il premio è azzecatissimo.
2. l’università pubblica fa benissimo a sopperire all’oscena cnsiderazione che la nostra classe politica ha dell’istruzione trovandosi sponsor che mettano soldi in cambio di pubblicità, quando questi soldi servono a realizzare qualcosa di utile e interessante. Un po’ meno bene, forse, a prestare nome, denaro e sforzi logistici per campagne pubblicitarie gratuite in favore di aziende private che non sponsorizzano né fanno partnership.
3. un nuovo festival che comunicativamente nasce e muore in dieci giorni, per di più mandando a far da unico apripista un gadget hype che implora “comprami”, non corrsiponde alla mia idea di serietà e autorevolezza. Di qui la scelta del “sedicente”. Per il resto, sono certo che il Larica sia un’ottima realtà universitaria, e che tutti voi svolgiate un lavoro appassionato e di qualità. Io qui non ho inteso trattare delle essenze, ma molto più semplicemente della fenomenologia di un’operazione comunicativa.
Saluti altrettanto amichevoli, e buon lavoro anche a lei.
2. Il tutto costa molto meno delle tradizionali attività promozionali la cui efficacia verso il pubblico giovane al quale dovrebbero rivolgersi è ormai prossima allo 0;
3. “Conversazioni dal Basso” è una serie di eventi. Il primo è stato un workshop seminariale svoltosi a Pesaro in aprile, il secondo è il Festival ed abbiamo già in programma un terzo evento ad aprile 2008 a carattere scientifico. La data del Festival è stata decisa ad aprile 2007, dunque non esattamente in 10 giorni. Si tratta di un programma di lungo periodo non un evento che nasce e muore in dieci giorni.
3. ovviamente qui si parla solo di una cosa che si chiama “Festival del blog” con annesso “Blog Award”, non di altro. Prendo atto che il tutto sia nato ad aprile, e constato che i primi post di segnalazione sul blog di riferimento, invero un po’ timidi, risalgono a metà settembre. E’ indubbio però che, comunicativamente, l’evento è stato lanciato ier l’altro 3 ottobre.
a costo di essere noiosa, vorrei aggiungere una riflessione.
se per luca l’evento “comunicativamente” è nato solo quando luca conti, lele dainese e massimo russo l’hanno promosso in prima persona sul proprio blog, a scapito di un outcoming, di un wiki e di blog che annunciavano l’evento dall’aprile scorso (non tutti insieme, ma il blog di conversazioni dal basso sì), e malgrado vari post precedenti sui nostri blog, forse è la blogosfera che si dovrebbe interrogare sull’efficacia dei movimenti dal basso.
noi - un piccolo laboratorio di ricerca - siamo evidentemente troppo in basso per fare rumore su un evento che interessa i blogger, serve qualche blogger di spicco per farlo notare. in realtà, attraverso reti informali e vari barcamp molti erano già stati avvisati e coinvolti, ma evidentemente non abbastanza. ci servirà da lezione.
il recall del 3 ottobre era solo finalizzato a stimolare le candidature (o autocandidature, se proprio nessun amico si decideva) dal basso prima della chiusura, ed è stato deciso dal comitato scientifico all’ultimo incontro.
comunque a questo punto ci piacerebbe che luca carlucci ci venisse a trovare, almeno ci vediamo di persona :-) se non per il festival, per il prossimo evento, già annunciato da fabio. ciao.
Facevo, nel corso di questo scambio, la medesima riflessione. Vi siete assicurati la “copertura” di alcuni di quelli che in teoria sono i blogger di vertice e più letti. Eppure, per bucare, è stato necessario lo stratagemma in extremis della paraculata da centro commerciale.
Il che, come dice Roberta, innesca qualche ripensamento.
Il primo riguarda la qualità della comunicazione che passa dai cosiddetti blog di vertice: evidentemente debole e poco carismatica, e avvitata sulla minchiata d’effetto.
Il secondo riguarda la debolezza della formula che avete scelto per questo festival dei blog: eccessivamente ludica, ai limiti dell’intrattenimento da villaggio vacanze.
Per l’evento annunciato da Fabio, se sarà interessante e se i frangenti della vita me lo permetteranno, parteciperò volentieri.
Caro Luca, ci sono fenomeni che non possono essere compresi fino a quando non li vivi dall’interno. Ti consiglio la lettura di Cultura convergente di Henry Jenkins appena uscito in italiano o, ancora meglio, di aspettare l’uscita di Fan, Bloggers and Gamers dello stesso autore di cui stiamo curando l’edizione italiana.
Se non capisci o non condividi questo modo di studiare i fenomeni non potrei mai comprendere perchè un laboratorio di ricerca sta organizzando un Festival dei Blog.
Uh-oh. Ma non è per caso che nell’affaire coniglio c’è lo zampino di uno dei membri del vostro, ehm, comitato scientifico, di recente autoannunciatosi buzz consultant (rotfl! poi dice che l’agricoltura va male) e concessionario per l’Italia di una nota piattaforma internazionale di word-of-mouth marketing?
mi sa che la blogosfera è malata di retrologia.
Roberta, voi tirate su per il vostro festival un “comitato scientifico” di cui fa parte il referente italiano di una nota azienda internazionale di buzz marketing (che significa organizzare della pubblicità virale “travestita” da libera opinione degli individui - dietro compenso di oggetti e inviti a robe VIP - dio mio che tristezza).
Dopodiché, a quanto mi avete raccontato, il medesimo comitato decide di pubblicizzare il festival agganciandolo allo hype di un noto gadget tecnologico: creando, nei risultati, una esemplare campagnetta buzz e virale a favore del suddetto gadget.
Ora io sarò anche dietrologo, ma voi siete abissalmente improvvidi. E non sto affermando che il concessionario per l’Italia di cui sopra abbia ordito una qualche macchinazione per fare una prova generale di buzz alle vostre spalle. Sono quasi certo che l’idea del coniglio non viene da lui: toglierò il “quasi” se e quando avrà la pazienza di rispondere alla mia domanda.
Sto affermando, semplicemente, che tutto ciò è talmente inappropriato e comunicativamente torbido (parlo degli effetti, non delle intenzioni) che, appurata l’assenza di malafede, solo d’improvvidezza si può parlare.
[…] che provo leggendo per l’ennesima volta e sempre da parte della stessa persona insinuazioni sulla storia dei Nabaztag dati in premio ai vincitori del Festival dei Blog. In sede […]