La
31 Ottobre 2007 > di Luca Carlucci
[Per Webnews Blog]
Scenario uno. Siete al telefono con un vostro conoscente, una persona simpatica, piacevole e in cui riponete fiducia. Il vostro interlocuttore, en passant, tra una chiacchiera e l’altra, vi informa di avere provato il telefonino X, e vi dice che è un ottimo oggetto, pieno di funzionalità interessanti. Poi qualche altra chiacchiera, e riattaccate. Voi siete certamente persuasi che il telefonino X sia un prodotto interessante: ve l’ha detto informalmente una persona in cui avete fiducia, mica la pubblicità. Dall’altro capo del filo, intanto, il vostro conoscente stappa una bottiglia di champagne che l’azienda produttrice del telefonino X gli ha regalato in cambio della sua prestazione con voi al telefono.
Scenario due. Incontrate per strada un vostro conoscente, con cui trovate piacevole intrattenervi. Vi mettete a chiacchierare del più e del meno, quando lui all’improvviso tira fuori una sveglia di marca X, ve ne fa notare accuratamente la marca e il modello, e vi dice di averla ricevuta gratis a patto che la mostrasse ai suoi amici. Vi chiede poi di fare una foto di voi due insieme alla sveglia, che deve usarla per dimostrare d’aver svolto il servizio.
Signore e signori, benvenuti nell’era del buzz (o word-of-mouth) marketing.
Buzz marketing che significa, appunto, comprare le libere opinioni e i liberi spazi comunicativi degli individui (più influenti essi sono, meglio è, ovviamente), per poi temporizzarli, coordinarli e pianificarli al fine di mettere in atto delle campagne pubblicitarie apparentemente virali a favore di una data marca o prodotto. E il foro boario principale in cui si svolge questa mercatura è, ovviamente, la blogosfera.
Un passo indietro. Pubblicitari e aziende sanno, da sempre, che il grande limite della pubblicità è il suo connotarsi, appunto, come pubblicità: cioè il suo essere un messaggio chiaramente marcato come “sono una roba ideata e progettata per venderti qualcosa”.
E il grande sogno, quello che li fa salivare e li spinge a strusciarsi contro i mobili facendo le fusa, è sempre stato quello: fare pubblicità che non sembri pubblicità, ma comunicazione apparentemente disinteressata. Di qui la deriva onnipresente, oscura e in background verso la pubblicità occulta (occulta, poi, si fa per dire: chiunque legga con occhio un po’ smaliziato i media mainstream, sa quanto essi siano letteralmente infarciti di marchette). E di qui, la spinta contraria e normativa secondo cui la “pubblicità occulta” è una cosa disdicevole: a sanzionare e governare, codici di autoregolamentazione e authority varie. Il che, per la pubblicità che anela a travestirsi da altro, rende la partita mainstream (TV, giornali etc) estremamente macchinosa, rischiosa e tutto sommato piuttosto limitata nella sua efficacia.
Ma ecco che, come un sogno ad occhi aperti, arrivano la rete e i blog. Centinaia di migliaia di spazi comunicativi informali, in cui individui comunicano liberamente e multimedialmente fra di loro a proposito di qualsivoglia argomento. Un territorio vergine, un nuovo Klondike, per di più strutturalmente incoercibile da authority e autoregolamentazioni: tutto è lasciato all’iniziativa e all’etica personale. Un potenziale paradiso del marketing nascosto. Trasformare gli individui liberi in testimonial, possibilmente senza che ciò si veda! Roba da orgasmo.
Vorrebbe funzionare così.
Ci sono agenzie che affiliano, cioè nei fatti comprano, i blogger.
Questi blogger svolgeranno, a loro discrezione e remunerati, un servizio per queste agenzie: parlare ai propri lettori di un marchio o prodotto “a comando”, ovvero quando l’agenzia glielo chiederà. Ovviamente, quanto più il blogger è influente (rispettato, credibile e con molti lettori), e quanto più sarà bravo a propagare un messaggio positivo sul marchio o prodotto, tanto più l’agenzia ricorrerà a lui e lo premierà per i suoi servizi. E viceversa. Per cui al blogger di nome il premiuccio di valore. Alla massa degli “sfigati” (in senso tecnico-numerico, sia chiaro) contentini altrettanto sfigati.
L’agenzia, attraverso questo meccanismo, crea delle campagne di opinione fintamente virali (almeno all’inizio: tutto è frutto di una pianificazione; chiaro che poi i lettori amplificheranno e replicheranno i messaggi dei propri beniamini, creando della vera viralità), e vende queste campagne ai propri clienti (aziende, agenzie pubblicitarie etc).
I risvolti economici per le agenzie di buzz marketing sono, allo stato attuale, del tutto oscuri: non si conoscono i volumi d’affari, né i listini, né si capisce su che base vengano misurate (e quindi vendute) le campagne messe in atto.
I risvolti economici per i blogger li si evincono dai disclaimer dei siti delle dette agenzie: è il classico massacro da “long tail”. Long tail, coda lunga, è l’uovo di colombo del webmarketing del terzo millennio: s’è appurato che “pochi e notissimi” valgono complessivamente meno di “tantissimi e poco noti”. A una condizione però: che le masse di poco noti devon costare, per singolo elemento, quasi nulla, che altrimenti la genialità economica della coda lunga se ne finirebbe dritta dritta nel cesso.
E così i blogger li si comprano con cantuccini di pane: prodotti “in esclusiva”, “esclusivi” inviti ad eventi vip, accesso a contenuti “esclusivi”. E’ lo squallore da wannabe VIP che ha fatto la fortuna dei privé nelle discoteche più becere.
C’è un ristorante dove pubblicitari, agenzie e aziende s’abboffano allegramente. Sotto al tavolo, stanno un po’ di blogger-cagnolini, festosi e affamati, cui si getta qualche osso da rosicchiare. Fuori, nelle strade, centinaia di migliaia di altri cagnolini vagabondano liberi e senza meta: la speranza dei commensali è che s’ammassino col naso schiacciato sulla vetrina, e vedendo i loro simili spolpare voracemente quelle ossa, vadano a comprarsene una - o, in alternativa, scelgano anch’essi di stare sotto al tavolo. La miglior coda lunga, per il buzz marketing, è quella scodinzolante di chi s’accontenta di un avanzo.
Vorrebbe funzionare così. Ma funziona?
Chissà. Per ora siamo ancora all’inizio. Le due principali piattaforme di buzz attive sul mercato italiano, BuzzParadise e Zzub (già bzzers), paiono in perenne fase di lancio e proselitismo, accolte più da scodinzolii che da latrati d’allarme. I più visibili teorici e commentatori critici interni alla blogosfera ne parlano poco, e in quel poco (che viene per lo più da Gaspar Torriero) paion prender la cosa sotto gamba: non funzionerà, è una cosa ingenua e goffa che non capisce i meccanismi di internet etc. etc.
Alcuni di essi, addirittura, si son fatti alfieri dell’operazione. Tra i casi che val la pena citare, quello di Giuseppe Granieri, teorico per Laterza della blogosfera, e di Luca Conti, il blogger di successo per antonomasia, che se ne partirono qualche tempo fa alla volta di Parigi arruolati da BuzzParadise. Ne nacque una brevissima discussione con Vittorio Zambardino che verteva sull’opportunità o meno di siffatte iniziative: brevissima, perché alle impeccabili e sagge argomentazioni di Zambardino, i nostri due hanno cessato quasi subito di ribattere. Da allora, per quel che ho potuto verificare scrivendo questo post, Granieri parrebbe averci dato un taglio.
Conti, invece, s’è di recente autoannunciato referente italiano di BuzzParadise. Per la precisione, buzz consultant: per tornare alla figurazione di prima, da sotto il tavolo è passato sopra. Nella qual cosa non c’è nulla di esistenzialmente censurabile: ognuno fa quel che gli pare della propria vita. Ed è certo comprensibile il desiderio di cercare di mangiar a sedere e in un piatto, anche se magari ciò significa chiedere di rosicchiare gli ossi ai tuoi lettori.
In sede di analisi, però, io non ignoro che Conti è uno di quegli ahimé strettissimi colli di bottiglia attraverso cui la blogosfera in questa fase si racconta all’esterno; che è l’amico di tutti, onnipresente a tutte le merendecamp; che insegna web2.0 nelle università; che scrive di blog e internet sui giornali; che passa metà dei suoi post a raccontare la sua vita da vincente nella blograce (perennemente in viaggio, pieno di impegni: e giù descrizioni di cocktail, ristoranti, colazioni e camere d’albergo ); che dichiara al tg3 nazionale che i blogger possono arrivare a guadagnare un milione di euro l’anno; che fa parte dei comitati scientifici di premi per blogger organizzati dalle università (premi che poi fatalmente, su decisione degli stessi comitati, si pubblicizzano con campagne buzz e virali - spontanee, per carità, del tutto disinteressate, e lo dico senza ironia - a favore di un certo gadget tecnologico): ecco, che un personaggio così visibile e innervato nella blogosfera dichiari che d’ora in poi una delle sue attività sarà aiutare un’agenzia di buzz marketing a trovare clienti e, si presume, ad assoldare i blogger per fare campagne pubblicitarie artificialmente virali, io lo vivo con un pizzico di sincera preoccupazione.
Non sono il solo, credo: ma ho come l’impressione che i vincoli di vicinanza e consuetudine che legano più o meno tutti i principali commentatori del web, vecchie querce compagne di mille barcamp e altrettanti linkaggi, fungano da freno al formarsi di una circostanziata e energica presa di posizione. Non contro Luca Conti o altri, ovviamente, ma contro questo avanzante, ludico e lievemente decerebrato commercio delle dinamiche sociali e della libera espressione che si sta facendo strada sulla rete.
E contro questa ancor più avanzante confusione di ruoli, contenitori, legami, interessi, influenze e registri che mi appare davvero deleteria e degradante per la qualità del comunicare sul e dal web.
Allora, in conclusione, c’è da chiedersi se noi che nuotiamo, a vario titolo e stile, nelle acque comunicative della rete rischiamo di vederle prosciugate dal buzz marchettaro. Per come la vedo io, certo che no. Però credo che valga la pena attrezzarsi con maschera e boccaglio, che in quelle acque ci stanno per versar dentro un bel po’ di secchi di letame.

Ciao Luca considerazioni interessanti le tue. Ho però dei dubbi in merito alla continua enfasi con cui specie in un paese latino come l’Italia si guardo di traverso tutto ciò che riguarda il “vile” denaro.
Ogni volta che qualcuno comincia con i discorsi che Dio, Patria e Famiglia sono roba superiore al commercio e al denaro, mi corrono brividi sulla schiena e sento puzza di bruciato.
Ormai sono giunto alla conclusione, forse errata, che la pubblicità occulta che mi spinge a comprare la maglietta all’ultimo grido sia un male minore rispetto all’intellettualismo snobbista italiota o peggio ancora rispetto ai nazionalismi o gli integralismi religiosi.
Mi domando, inoltre, ma i giornalisti… da quale pulpito?
Si avvicina il natale e a me risulta che le corna ce le abbia il bue e non l’asino.
Salve Roldano. Velocemente:
- sui giornalisti: ovvio che concordo, e nel pezzo menziono la farcitura di marchette tipica dei media tradizionali. Ciò non toglie che ognuno risponde della propria condotta, che ci sono anche giornalisti per bene, e che il fatto che facciano quel che fanno non costituisce in sè un buon motivo per imitarli.
- sul resto: il post è icastico nei toni e a rischio di calvinismo, me ne rendo conto. In realtà pone questioni strettamente operative: il buzz, potenzialmente, può inquinare gravemente il quadro comunicativo del web, mettendo me nelle condizioni di non poter distinguere chi svolge un servizio stipendiato dal proprio topic, e chi di quel topic parla in maniera libera e disinteressata. Questo, per me, è prima di tutto un problema tecnico e pratico. Riguarda gli argini della comunicazione pubblicitaria, che nella giungla del web possono crollare allagando tutto, togliendo nei fatti credibilità a chiunque parli di una merce, un marchio o un servizio. Se poi si menziona la parola etica riguardo a tutto ciò, non dovresti scandalizzarti, visto che i primi a parlarne sono le associazioni di categoria dei buzz marketers stessi.
- fare soldi con internet non è, a mio modo di vedere, solo lecito, ma è in un certo senso perfino auspicabile: perché solo la sostenibilità economica permetterà l’emergere e lo stabilizzarsi, sulla rete, di progetti editoriali liberi, dedicati e approfonditi che mettano la pochezza e l’asserrvimento dei media tradizionali definitivamente fuori gioco. Sul modo di fare questi soldi, la partita è aperta: e di questo si discute nel post.
Mi hai dato degli ottimi spunti di riflessione con questo post, complimenti. E mi sono reso conto di una cosa: “cavolo, allora non mi sono accorto solo io che quando ci sono i media tradizionali di mezzo le dichiarazioni che vengono fatte (insieme alle domande) sono sempre le stesse”…e riguardano sempre e soltanto il lato economico.
.
Come spiegare altrimenti blog e blogosfera ad esterni se non riducendolo sotto forma di bei dollaroni?
E’ difficle certo, ma secondo me lo sforzo andrebbe provato e non solo sul proprio blog: mi spiego meglio, indipendentemente dal canale, bisognerebbe tenere una certa coerenza.
Bisognerebbe, ma del resto non sta scritto da nessuna parte.
Nel loro rapporto conoscitivo verso la blogosfera i media tradizionali hanno, più o meno in buona fede, abdicato, delegando un piccolo pugno di blogger notabili a spiegare al mondo cos’è la blogosfera. Sono quelli che chiamo gli strettissimi colli di bottiglia. Questo spiega, imho, la fenomenologia dell’eterno ritorno delle stesse domande e delle stesse risposte che evochi tu.
E che queste domande e queste risposte vertano spessissimo sui dollaroni forse non è così casuale.
Etica dici tu. Etica dico io. Siamo sicuri che stiamo parlando della stessa etica? Ad esempio è etico pensare che tutta la responsabilità morale, la lotta tra il bene e il male debba limitarsi, tanto per fare un esempio, ai cartelloni pubblicitari di Oliviero Toscani? Abbiamo veramente bisogno di un’ etica che si poggia solo sull’autoregolamentazione del “nemico” buzz-blogger-comunicatore-pubblicitario? Non dovremmo forse volgere lo sguardo oltre il dito e volere la luna?
E ancora tu dici:”il buzz, potenzialmente, può inquinare gravemente il quadro comunicativo del web, mettendo me nelle condizioni di non poter distinguere chi svolge un servizio stipendiato dal proprio topic, e chi di quel topic parla in maniera libera e disinteressata”. Chi sarebbe questo me così sprovveduto da non capire che nessuno fa nulla senza interesse? Vogliamo ancora credere alla favola dell’oggettività della notizia scritta dal neutrale giornalista/blogger? Non sono sufficienti secoli di propaganda? E poi, pensiamo veramente che siano solo i “maledetti” euro - i dollari ormai chi li vuole più - a determinare la volontà di dirigere e condizionare?
Io: “mettendo me nelle condizioni di non poter distinguere chi svolge un servizio stipendiato dal proprio topic, e chi di quel topic parla in maniera libera e disinteressata”
Tu: “Chi sarebbe questo me così sprovveduto da non capire che nessuno fa nulla senza interesse?”
Dal che dovrei arguire che qualunque cosa tu dica, i commenti qui presenti compresi, lo fai per perseguire i tuoi interessi concretamente economici, svolgendo un servizio retribuito da parte degli argomenti che tratti.
Se così è, non capisco però perché pretendi di generalizzare questa tua (per la mia sensibilità) non troppo felice condizione.
Ok. premetto e sicuramente saprai meglio di me che i commenti e la parola scritta non sempre sono in grado di trasmettere i concetti in maniera esaustiva: voglia, tempo, capacità, canale limitato bla bla bla.
Quello che “contesto” della tua frase è “parla in maniera libera e disinteressata”. Molto del marketing avanzato e innovativo si basa proprio sugli influencer e gli evangelist NON stipendiati. La catena di trasmissione tra le Corporation e i loro fan è il loro Lovemark, l’amore senza freni per il brand. Tanto per fare un esempio immagina di parlare male di un prodotto Apple a chi lo usa tutti giorni, cosa otterrai? Questo:”Noi siamo i migliori, gli eletti”. Domanda retorica. Come sono andate le vendite del sistema operativo Leopard?
Le cose sono ovviamente molto più complesse di quanto si possa credere perseguendo una visione manichea del bene e del male. Ribadisco perciò che è limitativo ridurre tutto ad una questione economica facendo l’equazione soldi = male e assolvendo tutto il resto definendolo informazione “libera e disinteressata”. O vogliamo credere, facendo un esempio estremo, che la propaganda neonazista e gli integralismi religiosi siano esempi positivi perché non condizionati dal vile denaro?
Scusa ma l’idea un po’ pilatesca di dire “io non ho responsabilità e le mie opinioni sono libere e belle” non mi ha mai convinto. In un mondo complesso come questo il solo fatto di esistere è già di per se un “crimine”, figurarsi scrivere.
Conseguenze economiche e morali di farsi una doccia, girare in macchina e stampare sul nostro bel foglio bianco:”Quanti morti di sete dall’altra parte del mondo? Quante guerre per il petrolio? Quanti alberi abbattuti?”
Abuso della tua ospitalità aggiungendo solo due cose.
Io credo che la rete sia fondamentalemente sana, per cui l’intento “subdolo” di condizionare i giudizi dei lettori, essendo stipendiato da qualcuno per farlo, ha una vita molto breve. La cosa si viene a sapere subito ed è anche controproducente. Alla fine la verità paga sempre.
Gli strumenti per analizzare la comunicazione dovrebbero essere forniti da chi dovrebbe frsene carico:le istituzioni.
Lo stato, la scuola, l’università dovrebbero fornire gli anticorpi per avere un idea meno “ingenua” del mondo. Le aziende e le agenzie pubblicitarie fanno un mestiere diverso non credi?
Dear Luca,
Sorry to comment in English but my knowledge of Italian is too poor to dare to use it… and French won’t help much here.
First thanks for this long and detailed post that really points out some potential risks or abuse of wrong doing marketing practices falsely labeled “buzz marketing”.
Nobody would like to have friends and family obliged to talk about an advertised product in a hidden way. This is called undercover marketing or shill marketing and THIS IS NOT buzzmarketing.
Absence of disclosure, lies on the identity (like using fake customers to advocates a product or infiltrate a forum) or lack of transparency will just create a deceptive experience, angriness & brand damage in the long run. The brands that have gone this path such as Wall mart, Sony and Vichy (blogs of fake customers) have paid (and it was deserved) a big price and have violently understood that people’s manipulation is bad and NOT working.
The buzzmarketing industry (if we can call it like that) have 2 professional organizations: Womma (http://www.womma.org) and VBMA (http://www.vbma.net) that from start have try to setup clear rules and a ethics framework for buzz activities to avoid this wrong type of behavior that will just result in people being angry and brand being damaged: http://www.womma.org/ethics. The funny fact is that it has been proved that disclosure in a buzz campaign will generate better results than none…
It is true that buzz marketing is a new way of doing thing… I have been researching about buzzmarketing for the past 7 years and blogging about it for the past 3,5 years (http://www.culture-buzz.com). 1400 written articles later (about the good and bad examples of viral, blog, seeding, guerilla and web2.0 marketing campaigns internationally) by the team of my Buzz & Communication Agency), we should very humbly recognize that we learn everyday about what works and not, what line we should cross or not,… There is a lot to be said on a field that is not static but evolves everyday…
One sure thing is that people are having today a power that they never had before. They can now publish their opinion, ideas, quicker than ever and share them with an audience bigger that never before. And very often quicker than companies or media. In this amount of conversations products and services, brands are very often talked about positively and negatively.
Few years ago brands had to deal with the impact of media… It was key for them to have positive visibility in them and therefore have they adopted PR activities.
Today, blogs and social media are mini media that have a growing visibility in search engines results and a growing influence (via the media that love to cover some of their posts). It is clear that brands are going to listen (brand and buzz monitoring) to what is said about them and to try to influence this new audience (PR2.0 ?).
The good and different thing with social media is that here “truth always pays” as Roldano put it. Indeed with traditional media by buying enough advertising you could try to influence the same media not to cover a bad news story… Social media are differents because they are not top down. If a blogger says the contrary to what he thinks, if he praises a bad product… his audience can directly go after him by using comments and it does… It means 2 things
- Buzzmarketing can only accelerate and amplify buzz (good or bad) but not change it
- Bloggers that will loose their soul with too much advertising content or by loosing their critical edge will loose credibility, their audience and therefore their influence. No influence will mean no more interest for buzz marketers.
So the challenge is to find a fair balance between brands to contact targeted bloggers to tell them about a new product and bloggers keeping enough critical spirit.
I just think bloggers and audience are far from stupid. If audience read an over positive post about a product, it doesn’t mean they are going to swallow it without thinking and to run to the first shop to buy it. On the blogger side this is the same. Like a journalist it is not because a brand contacts you that you will totally change your mind and opinion and says as the brand would like to, on the contrary…
Vanksen|Culture-Buzz has launched the BuzzParadise platform and community 2,5 years ago. We have launched more than 70 campaigns in more than 15 countries… I can really tell you that most of the bloggers definitely keep a critical mind from Singapore to Argentina. And some of our clients are even contacting us to be criticized! Indeed critics have a real value for brands… Ok it is maybe not comfortable to listen to it but the sooner you know the pros AND cons of a product, the more you know about the problems of a service and the quicker you can improve it. Brands that don’t want to listen, collaborate, exchange with the audience are going to die pretty quick in the future…
When traditional advertising has been throwing unidirectional messages to the audience for ages, buzz marketing allows for once people to decide to forward or not, to react & answer back in a 2 ways conversations. Misuse or Abuse have to be looking at off course and this is what we are trying to do campaign after campaign and by being bloggers ourselves (we have more than 25 bloggers at BuzzParadise and Vanksen|Culture-Buzz).
I think buzz is a chance to motivate brands to be more open minded and respectful of their customers wants, expectations and opinions…
Hi Emmanuel,
i’ll try to answer you in my selfmade english (aussi si j’aurais bien preferé te repondre en français), so forgive in advance my mistakes and my italianisms.
My points are quite simple.
First: as a web surfer, will buzz marketing improve my experience of the web? No. Right now, I can find tons of (free) advices, opinions, reviews on almost every item manufactured by a human being.
Second: for me it’s perfectly plain that ask the bloggers to produce buzz and be rewarded for that it’s not ask them to be spontaneous and natural: it’s (obviously) influencing them.
In my perspective, buzz mrktng it’s a kind of powerful noise in the sound of the conversation between bloggers and their readers. Disclosure it’smore than necessary (btw, take a look on buzzparadise italian site: there’s no mention of a disclosure obligation for your affiliates, and it’s full of text mistakes and typos), sure, but the fact remains: companies , as you’ve stated, deeply desire to influence the buzz (i’d say: to produce a controlled buzz), and they’ll try to do it by rewarding bloggers for their services. Disclosing its source doesn’t turn a noise in music.
Triyng to market the buzz means try to kill the buzz (that is, by definition, wild and spontaneous), and transform it in a complex and refined type of advertising. Your business isn’t called “product check marketing” or “consumer feedback marketing” or “product improvement marketing”: harshly said, you buy and sell bloggers’ posts in order to get viral campaigns for your clients. This is the core. And this issue is evident even behind the massive lovemark-style phraseologistic wall one can build around it :)
These are just my opinions, of course. And I’m ready to tune them analizing future disclosed buzzmarketing campaignes over the italian blogosphere.
Cela dit, le but de mon post, publié en origine sur un newsblog, c’était sourtout celui de declencher un peu le debat sur une pratique de marketing assez “sensible” et critique qui etait en train de debarquer sur le web italien d’une façon tout à fait inconsciente, heureuse et, à mon avis, un peu decerebré.
Pour le reste, je te remercie pour ta longue et très bien exposé contribution au debat. Peut-etre qu’on en reparlera dans un futur proche, à l’epreuve de faits :) Ciao.
Roldano, la mia ovviamente era una provocazione per sottolineare il non sequitur tra il mio punto, limitato strettamente alla questione del buzzmarketing, e le tue obiezioni invero un po’ massimaliste e filosofiche sul rapporto col denaro, la purezza o meno di ogni atto comunicativo se non addirittura esistenziale etc.
Detta altrimenti: se si parla di riso, io tra la marca suggeritami da Gerry Scotti in TV, e quella suggeritami tra una chiacchiera e l’altra dalla mia vicina in ascensore, è probabile che compri quella suggeritami dalla vicina. Se tu non vedi una differenza tra le due comunicazioni, perché sia Gerry che la sciura Pina si portano costituzionalmente il peccato in seno, non so che farci :)
(e se poi magari scopro che prossimamente arriverà un rappresentante del riso X a fare il giro dei pianerottoli del condiminio per convincere i miei vicini a provare il tal riso e a parlarne a tutti i condomini in cambio di forniture del prodotto, che ci vuoi fare, sarò retrogrado e poco sensibile alle sublimi gioie del marketing, ma un po’ i coglioni mi girano :)
[…] nuovo (bruttino) design WordPress Cheatsheet 12 habits of successful bloggers I found interesting La coda scodinzolante che piace al buzz marketing We are family buzz marketing, Il meglio della settimana, problogging, twitter, wordpress Vota! […]
[…] nuovo (bruttino) design WordPress Cheatsheet 12 habits of successful bloggers I found interesting La coda scodinzolante che piace al buzz marketing We are […]