Torna
12 Febbraio 2008 > di Luca Carlucci
Richiesto di un’intervista a tema italia.it dal gionalista Jarvis Macchi per il settimanale Panorama Economy, dopo aver inutilmente provato a sbolognarla ad alcuni sodali ho acconsentito a patto che fosse per iscritto. L’intervista, piuttosto articolata, in fase di sintesi giornalistica s’è poi trasformata in una frasetta generica e striminzita. Ora, poiché un po’ di fatica l’ho fatta per rispondere alle domande, e sebbene quanto ho scritto non fosse particolarmente rilevante, esorcizzo il sentimento di sforzo vano che mi attanaglia e la riporto qui. E’ del 28 gennaio 2008.
1. Come nasce l’idea di seguire attraverso un blog le vicende di Italia.it?
scandaloitaliano è nato in modo spontaneo e improvvisato: c’era molta attesa per questo famigerato sito da 45 milioni di euro (poi rivelatisi 58, cent più cent meno) in cantiere da anni ma che non vedeva mai la luce e di cui nulla si sapeva. Quando è uscito, rivelandosi un indegno carrozzone infarcito di errori contenutistici e progettuali, con alcuni amici e colleghi, sentendo colma la misura, abbiamo aperto in cinque minuti un blog di indagine e denuncia allo scopo di pubblicizzare il caso, da un lato, e dall’altro provare a spiegare e spiegarci questo fenomeno apparantemente incomprensibile: anni di lavoro politico e dirigenziale, budget stratosferico, e un risultato per certi versi ridicolo.
2. Che tipo di partecipazione e di risposta avete avuto da parte degli utenti internet?
scandaloitaliano si è presentato da subito come un progetto collaborativo aperto a tutti i contributi, purché seri e approfonditi nella forma e nei contenuti. Una scelta che ha pagato molto sulla distanza: all’inizio, infatti, il neonato blog ha conosciuto un successo rapidissimo e fulminante derivato dal fatto d’essere entrato in risonanza colla websommosa seguita all’online di italia.it. Ma tutto si sarebbe esaurito lì, se non avessimo fatto questa scelta “editoriale” iniziale di qualità, che ha portato il blog a durare nel tempo, coinvolgendo i suoi lettori e collaboratori, e ad essere la fonte principale di notizie sulla vicenda non solo per il web ma anche per i media tradizionali. I quali, come sempre più spesso accade nella burrascosa relazione media tradizionali-web, hanno saccheggiato a man bassa il nostro lavoro pur accreditandolo molto raramente o solo di sfuggita.
3. Quali sono stati gli errori di Italia.it che avete rilevato da subito (design, logo, funzionalità, eccetera).
In estrema sintesi, un impianto di architettura dell’informazione e di usabilità statico, vecchio e del tutto inutile, e una spesso infima qualità dei contenuti, il tutto aggravato da alcune goffaggini iniziali - il celeberrimo videodiscorso di Rutelli ai turisti del mondo, “introduzioni” video al sito lunghe, pesanti e bruttissime - che lasciavano senza parole. Del logo, basti dire che se mai lascerà una qualche memoria di sé, esso sarà ricordato come “Il cetriolone”.
4. Per dare un’idea ai lettori non esperti di internet, da esperto informatico, un portale come l’Italia.it che è stato online quando avrebbe dovuto costare invece dei 45 milioni di euro stanziati per il progetto? E cosa si potrebbe realizzare online con 45 milioni di euro?
Lavoro coi computer e sono appassionato di cose web, ma non mi occupo di produzione e progettazione di siti: dunque una stima del valore dell’italia.it che è stato on line da parte mia sarebbe quanto mai irrilevante. Ciò che è chiaro agli occhi di un qualsiasi utente che abbia un po’ di dimestichezza colla rete è che dati il budget da 58 milioni di euro e i tre anni di lavoro, l’italia.it che è stato online era un ben misero risultato. Da profano e sognatore, dico che con una frazione di quel budget si potrebbe costruire un gruppo di lavoro di esperti, grafici, sviluppatori più o meno giovani ma certo competenti e appassionati (e sulla rete ci sono) e dar loro il compito di sviluppare un progetto di sito nazionale del turismo con filosofia open-knowledge, quindi aperto e che oltre a fare un prodotto faccia insieme conoscenza e formazione e collaborazione. Dopo due anni ci ritroveremmo con un progetto magari imperfetto ma dinamico e fiammante, in grado di evolversi e aggiornarsi, e con reti di conoscenza, e con persone cresciute, e con un centro di eccellenza etc. E invece…
5. Più volte avete cercato dialogo e risposte dai responsabili istituzionali (Enit, ministero dell’Innovazione, eccetera). Con tutti avete trovato un muro o qualcuno si è reso disponibile al confronto?
L’unico che ha risposto in maniera puntuale a una nostra domanda è stato il responsabile per la comunicazione istituzionale del Governo Lelio Alfonso quando ci ha confermato, voce per voce ed integrandola, la lista dei milioni allocati per il progetto che avevamo faticosamente ricostruito in mesi di sfrucugliamento nei pertugi del web. Milioni che sono appunto 58, non 45. Per il resto, siamo rimbalzati su un muro di gomma fatto di anarchia istituzionale e fittissima opacità. Oggi, nel 2008, in Italia, la trasparenza negli atti della Pubblica Amministrazione semplicemente non esiste. La battaglia per avere un Public Information Act italiano è quantomai urgente, ed è forse una delle poche realistiche vie percorribili per scardinare un po’ le blindate porte dietro cui armeggia impunita la cosiddetta casta.
6. Il portale secondo lei così come era si poteva “salvare” correggendo il tiro o è stato un bene chiuderlo. E come si sarebbe potuto intervenire?
Definire un “bene” la chiusura di un sito web istituzionale costato un numero ancora imprecisato di milioni di euro e online da pochi mesi è impresa ardua. Sarebbe stata un bene, forse, se fosse stata accompagnata da dialogo, trasparenza e buona volontà progettuale. Ma così come è stata attuata, è apparsa essere l’ennesimo incomprensibile arbitrio di governanti inetti e imperscrutabili.
7. Che idea si è fatto di questa vicenda? Da dove sono arrivati secondo lei gli errori maggiori? Ministero dell’Innovazione, le aziende del consorzio, le regioni poco coinvolte?
Le aziende, in primis IBM, hanno la loro abbondante fetta di responsabilità, essendosi dimostrate disposte a confezionare un prodotto lesivo della loro immagine professionale pur di accedere a una succulenta commessa statale. Ma certo la responsabilità maggiore ricade sulla committenza, ovvero su quel personale dirigenziale e politico che ha ideato e gestito il progetto: e qui in pole position c’è certo il babbo di italia.it, l’ex ministro dell’Innovazione dell’ultimo governo Berlusconi, Lucio Stanca, seguito a ruota dall’accoppiata prodiana Rutelli-Nicolais, che ne hanno continuato degnamente l’opera. A loro si aggiungono quei sedicenti manager pubblici e quei grandi funzionari ministeriali che dovrebbe essere il braccio competente dei ministri e che quasi sempre invece altro non sono che costosissime protesi della loro incompetenza. La ciliegina sulla torta sono le Regioni, che in questa vicenda si sono comportate come una sconfortante armata Brancaleone la cui unica stella polare pare essere quella di ciucciare via milioni allo Stato a prescindere, per dirla con Totò.
8. Si è parlato più volte di “ricominciare”. Rutelli dice che l’Enit realizzerà un nuovo portale e anche Esposito parla di “ricominciare con qualcosa di diverso insieme alle regioni”. Cosa bisognerebbe fare secondo lei per non incorrere in un altro spreco di queste dimensioni? Quali sarebbero le cose giuste da fare? C’è il rischio che tutto riparta nella stessa maniera?
Partiamo dalle piccole cose: il Governo cominci davvero ad “abitare” la Rete italiana e a dialogare coi suoi frequentatori. Qualunque sia il nuovo progetto, che la sua genesi sia in piena luce e pubblicamente accessibile in ogni suo atto e documento, nonché dotata di strumenti di pubblica discussione e feedback (indirizzi mail funzionanti, blog, forum) non di facciata ma realmente curati e seguiti. Un piccolo passo, certo, ma anche un inizio per cominciare a scardinare certe deleterie, opache e per nulla innocenti routines gestionali che stanno affossando le politiche tecnologiche italiane, e anche forse la miglior garanzia affinché la vicenda frankensteiniana di italia.it non si ripeta.

sintetico, lucido e chiaro, questa è l’espressione di un’ intelligenza luminosa. complimenti.
Mah, se lo dici tu mi fido. Temo però che la luminiscenza di cui parli sia dovuta alle troppe radiazioni assorbite dallo schermo :)
(Ehi, avevi ragione, Illic è proprio un visionario. e alcuni passaggi del libercolo sono memorabili).